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Come e in cosa è cambiato il Bologna

Come e in cosa è cambiato il Bologna

Questo mio articolo non vuole essere un’accusa nei confronti di Filippo Inzaghi o Roberto Donadoni rispetto a quanto di buono sta facendo Sinisa Mihajlovic in termini di qualità del gioco (i punti sono altra cosa). Per cui vi pregherei, negli eventuali commenti, di non offendere i precedenti allenatori, che al netto degli errori commessi credo abbiano tentato di fare del loro meglio, così come i dirigenti, rei di non aver sostituito prima i suddetti Inzaghi e Donadoni.
Vorrei che la discussione vertesse su aspetti prettamente calcistici, se proprio la fame di ‘gogna’ vi attanaglia sfogatevi altrove. Ve lo chiedo per rispetto del mio lavoro che, altrimenti, vedrei svilito.
Avendo spiegato in più di un’occasione la differenza tra calcio reattivo e calcio proattivo (chi non avesse letto i miei pezzi precedenti può farlo scorrendo la rubrica Made in BO), comincerei nel prendere in considerazione un aspetto da molti trascurato ma per il sottoscritto fondamentale.
Gli allenatori, quasi tutti, partono dalla fase difensiva per costruire quella offensiva.
Preparando una certa fase di non possesso, delegano poi all’organizzazione consequenziale alla riconquista della sfera un certo tipo di manovra, condizionata dalle scalate o dal posizionamento richiesto ai singoli.
Per spiegare meglio: il sacrificio che ad esempio Donadoni chiedeva agli esterni alti, o alle mezzali nel caso di Inzaghi, condizionano poi necessariamente le prestazioni degli stessi quando si rientra in possesso, così da lasciare la fase d’attacco spesso all’inventiva e alla fatalità.
Il primo Mihajlovic, visto proprio sotto le Due Torri dieci anni fa, era un tipo di allenatore così: ricorderete quel Bologna, sistemato su due linee molto strette, tentare di chiudere tutti i varchi agli avversari, lasciando alle ripartenze e alla vena realizzativa di Di Vaio la responsabilità della fase offensiva.
Oggi, invece, stiamo assistendo ad una metamorfosi nell’espressione del gioco del tecnico serbo, ribaltando di fatto il concetto precedente: è la fase d’attacco che prepara quella di difesa.
Adesso, infatti, vediamo una squadra che attacca in maniera molto ordinata, tanto da rendere di conseguenza più facile il posizionamento difensivo.
Mantenendo l’assetto più alto (non i famosi venti metri, utopia, diciamo una decina a star larghi), attuando marcature preventive non esageratamente esasperate (in quello è maestro Gasperini, con annessi e connessi), il Bologna recupera palla in zone di campo più avanzate rispetto non solo al recente passato, ma anche alla gestione Donadoni, e riesce a ribaltarsi in avanti con più uomini e maggior vigoria, avendo meno metri da percorrere per arrivare in zona tiro.
Ma anche all’inizio dell’azione, in quella che è la manovra da dietro, nel nuovo ciclo di Sinisa è cambiato tutto.
Si parte dal basso, anche da Skorupski, che rinvia lungo solo se obbligato, altrimenti cerca un appoggio sui primi compagni liberi e da lì si imbastiscono azioni contraddistinte da linee di gioco semplici e pratiche.
La risalita del campo avviene quasi sempre con passaggi corti, che portano ad un possesso ‘pulito’ e prudente, dove il calciatore che è in possesso di palla ‘assorbe’ volontariamente il pressing avversario, per poter così scaricare ad un compagno che si è preventivamente smarcato in ‘zona luce’. E poi via sul terzo uomo, trovando una porzione di campo meno intasata di avversari.
Raramente si vedono due passaggi simili, cioè due passaggi che arrivano o vanno nella stessa direzione. Spesso il Bologna attuale gioca un pallone di media lunghezza in avanti e subito dopo effettua un appoggio corto all’indietro, per poi allargare o allungare e così via.
Sempre passaggi diversi per gittata e direzione.
Il risultato più importante di tutto ciò è far muovere la fase difensiva avversaria non solo lateralmente ma anche verticalmente, così da rendere più difficile il mantenimento delle giuste distanze tra i reparti e poter trovare compagni libere fra le linee (la posizione di Soriano, così come quella di Palacio, viene esaltata da questo tipo di gioco). L’azione che ha portato al gol contro il Genoa ne è stata la sublimazione: 21 passaggi dal rinvio del portiere avversario, con il pallone che viaggia da sinistra (Danilo-Poli) a destra (Mbaye-Edera) passando pure da Skorupski, poi attraverso il centrocampo (scambi ravvicinati sull’asse Pulgar-Palacio-Soriano), di nuovo a sinistra (Poli-Palacio-Mattiello) e infine palla sopra la linea difensiva per la testa di Destro.
Le nuove linee di gioco, dicevo, prevedono un possesso palla ‘pulito’, al netto delle qualità dei singoli, che però ‒ come avrete certamente notato ‒ hanno notevolmente migliorato le loro performance: giocatori come Poli, Pulgar e Danilo (solo per citare alcuni fra quelli che hanno tratto più benefici dalla nuova manovra) non è che prima non fossero in grado di giocare questo tipo di calci, ma ora trovano più facilmente un compagno libero con il quale fraseggiare, e anche la risalita palla al piede è meno convulsa e più ponderata perché fatta su porzioni di campo meno ampie e in controllo cognitivo: tutti sanno come e dove muoversi.
Il nuovo Mihajlovic è meno irruento e più riflessivo, e questo cambio di mentalità lo sta portando a diventare quel tipo di allenatore che, negli ultimi tempi, viene identificato con Maurizio Sarri.
Infatti, per certi aspetti, tenendo ovviamente in considerazione la diversità degli organici a disposizione, Sinisa si è avvicinato all’idea di calcio tipica dell’attuale tecnico del Chelsea: difesa alta, aggressione costante, palleggio medio-corto ravvicinato, aumento del numero dei passaggi. E così via…

Tosco – Radio 1909

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Foto: bolognafc.it