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Cosa ci lascia il pareggio col Sassuolo...

Cosa ci lascia il pareggio col Sassuolo…

Quella del Mapei Stadium non è stata una partita come tante altre ma forse un crocevia: per il cambio di modulo, per un atteggiamento iniziale e globale finalmente da squadra ‘tripallica’, per alcune giocate di una certa caratura e anche per una sorta di giustizia divina che nel recupero ha spinto in alto il tiro di Matri (dopo l’ennesimo eurogol di Marlon avremmo anche già dato…).
La gara contro il Sassuolo ha mostrato caratteristiche che già conoscevamo, come ad esempio la manovra atipica del Bologna rispetto alle mode attuali. Pippo non ha nessun interesse per il possesso palla, le linee di gioco ariose e altri orpelli calcistici che non sempre producono punti, preferisce portatori di palla sulle vie centrali o, ancora più pragmaticamente, pallone subito su Santander se la risalita del campo diventa rischiosa o impraticabile per spiccata capacità d’interdizione dell’avversario, allargando eventualmente il gioco solo oltre la metà campo.
La fase difensiva risente a volte di questa verticalità, arrivando ad una sorta di botta e risposta a chi ne ha di più. Le squadre targate Inzaghi non amano palleggiare da dietro, non amano addormentare la partita e anzi, quando questo capita vengono punite, come nell’azione in cui scatta la ripartenza che porterà al rigore del 2-2.
Questo Bologna deve sempre giocare a tutta, in una sorta di ‘o la va o la spacca’, così da esaltare le caratteristiche di quelli che sono poi i calciatori che possono dare qualcosa in più in termini di qualità, ovvero Santander, Orsolini, Svanberg e Palacio.
Non facciamoci però trarre in inganno dall’avversaria di domenica scorsa, troppo singolare per diversi motivi. Così come singolari sono state le statistiche, che hanno visto una supremazia territoriale marcata dei neroverdi ma, sostanzialmente, gli stessi tiri e le stesso numero di occasioni da gol.
Il Sassuolo ci ha attaccato tanto con gli esterni, precisamente 26 volte da destra, 27 da sinistra e solo 3 per vie centrali, stiamo quindi parlando di un unicum nel panorama calcistico – quantomeno quello nazionale – e con l’Atalanta sarà probabilmente un test molto diverso.
I bergamaschi sono capaci di una calcio corale che può partire dal basso, ma anche di improvvise accelerazioni, con cambi di campo sugli esterni che coprono le corsie laterali con grande continuità e discreta precisione. In più amano isolare nell’uno contro uno sia Gomez che Ilicic, giocatori talentuosi con un repertorio infinito di soluzioni a seconda del piazzamento della linea difensiva avversaria.
Il Bologna non dovrà accettare né i ritmi né i tempi della Dea, sarebbe un errore forse letale. Bisogna giocarsela a viso aperto, senza paura, andando a colpire i nerazzurri dove sono più deboli, cioè alle spalle dei centrali difensivi quando il rientro degli esterni tarda ad arrivare e la fisicità di Toloi e Mancini concede qualcosa in termini di velocità. Il tridente rossoblù visto a Reggio Emilia potrebbe avere caratteristiche adatte a questo compito.

Tosco – Radio 1909

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