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Dalle stelle alle stalle, lo strano destino di Allegri

Dalle stelle alle stalle, lo strano destino di Allegri

Simpatico o meno, è innegabile che Massimiliano Allegri, per i risultati ottenuti da quando è alla guida della Juventus, non sia secondo a nessuno. Eppure… Eppure, l’ambiente bianconero non l’ha mai visto di buon occhio: fin dal suo arrivo, improvviso e inaspettato, ha dovuto sempre lottare contro un inspiegabile pregiudizio.
Da mercoledì sera è ufficialmente un incapace, colpevole di aver perso contro una squadra che ha valori simili alla Juventus anche in termini puramente finanziari (circa 800 milioni di euro il valore complessivo della rosa dei colchoneros).
Isterie, queste, tipiche di un ambiente viziato, abituato solo a stravincere in Italia seppur con meriti relativi, che non tiene conto del vantaggio con cui i bianconeri partono ai nastri di partenza della Serie A, dato da una ripartizione dei diritti TV ridicola che garantisce loro il massimo dei proventi e dalle varie posizioni di rendita sulle quali invece lucrano da decenni, per la sudditanza psicologica e gli interessi collaterali finalizzati a non inimicarsi il potere che rappresentano.
Quando invece trova situazioni di parità competitiva, anche la Vecchia Signora incappa, come naturale che sia, in qualche incidente di percorso, e questo manda in bestia un popolo che mai come nello specifico è di un’ignoranza sportiva (tradotto: non conoscenza in ambito sportivo) senza pari, non riconoscendo ciò che invece noi comuni mortali ben sappiamo: la parità competitiva, appunto, il partire realmente dallo 0-0.
Dentro tale florilegio di follia, l’unico che mantiene la barra dritta è proprio Allegri, che se ne infischia di tutto e mette sempre in campo formazioni ben schierate e motivate, non snobbando mai gli avversari ma anzi, temendo le insidie che il calcio riserva.
Ha sempre dimostrato coi fatti di prediligere un calcio redditizio anche se poco spettacolare, proprio perché non è un venditore di fumo. Quindi, purtroppo, domani non ci troveremo di fronte una squadra né svagata e disattenta né pigra di testa e di gambe.
Troveremo la solita Juve, attenta, concentrata e che sfrutterà ogni nostro minimo errore, e sarebbe stato così anche se avessero vinto in Champions League.
La differenza tra loro e le compagini che abbiamo incontrato di recente ben figurando, come Inter e Roma, sta tutta lì: non ti snobbano, mai.
Non a caso, mediamente, negli ultimi anni i bianconeri le hanno distanziate quasi sempre di una ventina di punti, un vero smacco per chi ha rose di quel livello. E il merito è stato in primis di Allegri.
Cosa potrà fare il Bologna per portare a casa qualche punto? E chi lo sa!
In settimana sui giornali tutti a dare consigli e a scrivere che bisognerebbe fare come l’Atletico Madrid, per poi rimarcare che però il Bologna non è l’Atletico Madrid.
E come può una squadra imitarne un’altra se è diversa?
Fiumi di inchiostro, spreco di carta e di voci per non dire niente, concetti di una banalità disarmante del tipo: «Helander e Danilo non sono Godin e Gimenez», sai che scoperta… E poi: «Mihajlovic e Simeone hanno le stesse idee di calcio». Ma dove, ma quando, ma in che film?
Io invece, molto più ‘immodestamente’, vi consiglio di guardare questa partita con il giusto distacco, quello che si deve avere verso chi non è degno di sedere al tavolo in cui anche tu sei presente, sapendo che tanto il pranzo prima o poi finisce e l’ospite, che si sente come fosse il padrone di casa, dalla domenica successiva andrà a spadroneggiare altrove.

Tosco – Radio 1909

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