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La perfetta rincorsa verso il salto di qualità

Diventa ciò che sei

Pindaro è uno tra i poeti cantori della Grecia antica più celebri, non fosse altro per l’associazione con i famosi ‘voli pindarici’, considerati come viaggi sulle ali della fantasia, utopici.
Niente di più sbagliato: Pindaro era un abile oratore e i suoi ‘voli’ non erano altro che digressioni, senza dubbio fantasiose ma che non facevano perdere il filo del discorso al poeta stesso, il quale riusciva con facilità a riprendere il ragionamento là dove lo aveva interrotto.
«Diventa ciò che sei» è una citazione che dimostra quanto di più pragmatico possa esistere. Nulla di ‘pindarico’ insomma, come nell’accezione erroneamente considerata da tanti, bensì un’esortazione a non aspirare ad altro, a diventare la persona che Madre Natura ha generato, un corpo e una testa che non potrai cambiare a tuo piacimento: quello sei e quello prima o poi diventerai.
E tutta questa pappardella cosa c’entra col calcio?
Probabilmente niente, ma forse vi ho fatto riflettere qualche minuto su quello che i dirigenti e il proprietario del Bologna ci hanno raccontato in questi anni e che non si è praticamente mai avverato. Una sorta di volo pindarico, appunto, utile solo a distogliere l’attenzione dalle insoddisfazioni del campo.
Chissà se adesso Fenucci e colleghi riusciranno a riprendere il filo, altrimenti Saputo dovrà fare come Pindaro e rientrare lui stesso in quel discorso interrotto appunto da tempo.
Sognare non ci è concesso, di bastonate ne abbiamo prese tante fin dalla prima sanguinosa retrocessione del 1982.
L’Italia intera gioiva per la Nazionale e in piazza a far finta di festeggiare c’eravamo anche noi, con gli occhi ancora gonfi di lacrime. Quelle di dolore, mica di gioia.
Di fatto quella retrocessione ci ha tolto dall’élite del calcio italiano, dall’elenco delle sole quattro squadre che non avevano mai lasciato il massimo campionato, per divenire ciò che non eravamo mai stati: una squadra di Serie B, macchia indelebile mai di fatto cancellata.
Da allora abbiamo conosciuto addirittura la C per 3 campionati, la B per 12, e per fortuna ancora la A, tra una presidenza virtuosa come quella di Gazzoni (truffato dagli ‘amici’ Della Valle e Agnelli, in un ambiente marcio e compromesso) e altre molto meno.
In totale, nei 37 anni successivi a quella maledetta retrocessione, si sono avvicendati 13 presidenti in 21 campionati (un record, purtroppo), con il tredicesimo posto come posizionamento medio finale (alcuni tornei erano a 18 squadre). Tante stagioni di grandi sofferenze, poche purtroppo soddisfacenti.
La delusione derivante dalla nuova gestione è proprio questa: siamo ancora ciò che siamo diventati, una squadra da eterna lotta per la retrocessione o giù di lì, e non siamo tornati ciò che eravamo, uno di quei club che ai nastri di partenza della massima serie c’è e ci sarà sempre.
Riprendere il filo del discorso interrotto nell’estate del 1982 dovrebbe essere l’obiettivo di chi vuole riportare per davvero il Bologna a quella che era la sua dimensione.
Tutti, chi più e chi meno, avevamo sperato almeno in questo con l’arrivo di Saputo.
Il sottoscritto anche, non tanto di più. Mi sarei accontentato.
Essere qui, ancora a dover lottare per la salvezza, è la vera delusione di questa proprietà.
Non avrei mai pensato che le «scelte impopolari», quelle che Joey ci prospettò proprio la sera dell’ultima promozione in A, ci avrebbero portato così in basso. Diciamo che gli è scappata la frizione…
Ripeto, lasciando da parte Pindaro: Saputo ne è capace? Ne ha l’intenzione, quella vera?
Riuscirà a cambiare marcia risistemando ‒ o forse rifondando ‒ un assetto societario che non sta funzionando a dovere?
Credo e spero di sì.
Da persona ancora grata al canadese per averci tenuto in vita (contrariamente ad altri, bolognesi veri o d’adozione, che non riuscivano a fare delle ricapitalizzazioni da 500 mila euro, l’ingaggio netto di un Helander qualunque), credo e spero che il presidente possa riportarci all’antico status di squadra di Serie A, vera!
Ai dirigenti, che fin qui sono incappati in diversi passi falsi, consiglio di leggere Pindaro, ne trarrebbero grande giovamento. Quantomeno per comunicare meglio, sarebbe già molto importante.
Buon anno a tutti.

Tosco – Radio 1909

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