Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Fire and desire o pugnette e gazzosa?

Fire and desire o pugnette e gazzosa?

Noi ‘saputiani’ (spero mi venga perdonata questa brutale definizione) abbiamo compreso e accettato tutto: la crescita graduale, l’autofinanziamento, il sacrificio di Diawara prima e Verdi poi. A prescindere, come direbbe Totò.
Quest’estate, stanchi di offrire prestazioni anonime e sconfitte troppo arrendevoli, soprattutto casalinghe, ci è stato proposto un nuovo percorso: via Donadoni col suo calcio basato sui singoli a scapito del collettivo (altra sintesi brutale ma tant’è, facciamo a capirci), dentro Inzaghi col suo calcio più corale e determinato.
Da lì nasce il motto fire and desire.
Quindi ci siamo fatti andar bene anche questo nuovo percorso, ma adesso il fuoco e il desiderio, la volontà, li pretendiamo, anche e soprattutto contro la Juventus.
Se dobbiamo lottare solo per il mantenimento della categoria bene, siamo pronti, non facciamo altro da quarant’anni. Se non possiamo aspirare a campionati da parte sinistra della classifica perché non ci è concesso in nome dei bilanci ok, siamo pronti. Se dobbiamo cedere ogni anno il nostro miglior calciatore sempre per il mantenimento di un equilibrio finanziario zero problemi, ci siamo come sempre. Ma il fire and desire lo pretendiamo, non ci resta altro!
Ma che fuoco e desiderio sia, allora, e non supercazzole inzaghiane nel prepartita («venderemo cara la pelle») o dzemailiane nel post («abbiamo fatto una buona gara»).
Anche i dirigenti e lo stesso Saputo, cominciassero a fare la faccia truce degli incazzati pure quando si perde dalla Juve, magari prendendo provvedimenti di conseguenza.
Troppa abitudine a perdere, troppa, non se ne può più di non giocare le partite! La prestazione contro la Roma dev’essere la regola, non l’eccezione!
Subire 2 gol in 16 minuti e non reagire neanche di nervi non è fire and desire, è arrendevolezza, è da perdenti. Fare 13 falli contro la Juventus in 90 minuti non è fuoco e neanche desiderio, è consegnarsi all’avversario senza vendere cara la pelle.
Noi pretendiamo una squadra che lotti su ogni pallone al limite del regolamento e con tutto lo stadio ‘nemico’ che ci fischia e ci insulta, non vogliamo certo essere compatiti per manifesta inferiorità.
Il fuoco e il desiderio a casa mia, a casa nostra, si chiama orgoglio.
Se si vuole lottare per la salvezza le partite cominciano tutte 0-0, e quello 0-0 va difeso con le unghie e con i denti, non con parole vane e scontate.
Altrimenti, come si dice a Bologna: fire and desire? No, pugnette e gazzosa.
E allora anche noi ‘saputiani’ poi ci incazziamo e dopo diventa difficile, molto difficile, per noi ma anche per loro.

Tosco – Radio 1909

© Riproduzione Riservata