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Giampaolo tutto d'un pezzo, la Samp come lui

Giampaolo tutto d’un pezzo, la Samp come lui

Ho avuto l’opportunità di fare due chiacchiere con mister Giampaolo una decina di anni fa, precisamente nella stagione in cui il Bologna tentava ‒ poi riuscendoci ‒ la scalata alla Serie A con Arrigoni, mentre l’attuale allenatore della Samp era appena stato esonerato da Cellino a Cagliari. Trovai un uomo per nulla ferito, bensì fiero del suo seppur parziale lavoro in terra sarda e per nulla intenzionato a cambiare idea sul suo calcio, nonostante le difficoltà.
Ecco, Giampaolo è rimasto così, fedele alla propria linea di un calcio manovrato, soprattutto per vie centrali, con imbucate per gli attaccanti passando necessariamente dal trequartista. E difesa alta, lasciando molta profondità alle spalle della linea (33,5 metri l’altezza della linea del fuorigioco, tra le più avanzate del campionato), con relativo recupero palla medio-alto a 37 metri (i rossoblù si attestano nel primo caso a 20 metri, con recupero palla a 33 metri).
Il resto è altro, è moda, è momento. La sua è quasi una mania, un calcio iconico in cui il numero 10 non può mancare, con una continua ricerca delle giocate in velocità in una rapida successione di passaggi, di triangolazioni, di uno-due.
La Samp è lo specchio del suo allenatore: un vertice basso (Ekdal), un vertice alto (Ramirez o Saponara), due mezzali (Praet e Linetty o Jankto) e due attaccanti (il mai vecchio Quagliarella e uno tra Defrel e Caprari).
La retroguardia, sempre a quattro, sta soffrendo molto la scarsa forma fisica della squadra (parole di Giampaolo dopo il derby), che fatica a ripiegare e lascia spesso i difensori nell’uno contro uno in campo aperto.
La tenuta mentale dell’ambiente blucerchiato sembra un po’ risentire degli ultimi risultati non proprio esaltanti, ma le certezze del tecnico sono invece granitiche. Dunque non sottovaluterei per niente la Samp, squadra piena di calciatori talentuosi e di notevole corsa, forse è veramente solo un problema fisico dopo un avvio di stagione positivo.
Cercare di ‘intasare’ la zona centrale per complicare le verticalizzazioni, abbassandosi molto e aggredendo gli avversari nella nostra metà campo, dovrebbe essere il piano partita del Bologna. Meglio non fare come a Sassuolo, cioè pressando alti, a mio avviso sarebbe un suicidio tattico.
I neroverdi prediligono un gioco molto periferico con un uso ossessivo delle fasce, i blucerchiati ‒ come già descritto ‒ usano prevalentemente la zona centrale, e gli esterni vengono sollecitati solo nella metà campo avversaria, a centrocampo conquistato.
Bassi e stretti, e in caso di riconquista del possesso subito via ad allargare il gioco sui quinti di centrocampo, che avranno ampi spazi per risalire il campo portando palla. Non intestardirsi nel portar palla centralmente, dove loro sono abituati a lavorare in intensità in entrambe le fasi.
Una volta allargato il gioco, obbligando così un rientro un po’ disordinato del centrocampo avversario, i ragazzi di Inzaghi dovrebbero poi cercare di riempire l’area e mettere dei crosso in mezzo, dove Tonelli e compagni non eccellono in maestria in fatto di marcature, data la disposizione totalizzante della fase difensiva a zona e la conseguente ricerca dell’intercettare le traiettorie anziché accorciare le distanze sugli avversari presenti in area.
Non concedere ripartenze alla Samp è il mantra su cui dovrebbe lavorare Pippo. Se li facciamo giocare in campo aperto ci asfaltano, contro difese schierate vanno un po’ in ‘bulimia’ di fraseggio, si giocano addosso e si espongono a facili ripartenze.
A Genova con coraggio e cervello, sperando in una vittoria che sarebbe balsamica come non mai.

Tosco – Radio 1909

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