Hellas Verona-Bologna 1-1: il Tosco l'ha vista così...

Hellas Verona-Bologna 1-1: il Tosco l’ha vista così…

Ci sono delle motivazioni tecnico-tattiche dietro la prestazione del Bologna a Verona: i rossoblu sono bravi nel calcio di transizione, molto meno contro le difese posizionali. Ho scoperto l’acqua calda, lo so, ma andando ad analizzare questa prova mediocre non si può non tener conto di tale aspetto.

Calciatori come Palacio, Sansone, Orsolini e Dijks hanno bisogno di porzioni di campo meno trafficate per sprigionare i loro cavalli, così il resto della squadra sale, accorcia di conseguenza per riconquistare la palla quando gli avversari sono in uscita e costruisce alcune occasioni proprio sui loro disimpegni errati.

Ieri tutto ciò non è potuto accadere: non esistevano gli spazi per affondare (non a caso, Orsolini si è procurato il rigore ad inizio gara nel primo e unico spazio reale), non si poteva rubare palla sulla costruzione dell’Hellas perché gli scaligeri non costruivano, bisognava sempre e solo forzare delle situazioni o fare, possibilmente, un giro palla migliore.

Purtroppo il Bologna non ha fatto né uno né l’altro: non ha forzato le giocate e ha fatto girare il pallone lentamente e in modo molto scolastico.

La partita del Bentegodi è stata ‘naturalmente’ viziata dall’espulsione in avvio del difensore Dawidowicz, che ha trasformato l’incontro in una sorta di attacco di posizione contro difesa schierata, come si vede fare nelle esercitazioni durante gli allenamenti di tutte le squadre del mondo.

Contrariamente al pensiero comune, però, il Bologna a livello di gioco ci ha rimesso: i rossoblù della gestione Mihajlovic, se non giocano bene, se non sono ariosi e se non riescono ad innestare le marce lunghe, raramente vincono.

Troppi pochi gli spunti di Orsolini, Palacio e Sansone, Dijks fuori dal gioco perché non aveva ‘niente da fare’ (non doveva difendere e non poteva attaccare per mancanza di campo in avanti), qualche tiro dalla distanza di Poli prima e Dzemaili poi, Soriano stranamente indeciso col pallone fra i piedi e troppa, troppa lentezza nel giro palla.

Lentezza che permetteva all’assetto difensivo avversario di restare compatto, difficile da disordinare anche dopo l’ingresso di Santander, il quale non ha ricevuto un cross uno dentro l’area (solo da corner, e ormai infatti il ‘Ropero’ segna) proprio per la poca abitudine di questa squadra a fare un calcio così: quello è il calcio di Giampaolo e di Sarri, per fare esempi comprensibili, non il nostro. Ci vogliono calciatori più abili nel palleggio stretto, nell’uno contro uno breve, insomma con altre caratteristiche.

Ieri si è invece abusato di una circolazione lenta e compassata per cercare l’imbucata, la palla dentro, magari per un tiro da sottomisura o una girata dentro l’area piccola. Si è sperato più in un rimpallo che liberasse un giocatore davanti al portiere avversario, in una deviazione o in chissà cosa, ma col senno di poi restare in parità numerica avrebbe forse portato a vedere una partita più ‘normale’, come accadde la scorsa stagione in casa contro l’altra veronese, il Chievo.

Nonostante i clivensi fossero in undici, il copione fu lo stesso: sbloccammo su rigore perché nella ripresa forzammo le giocate, gli uno contro uno. Forse ieri eravamo a corto di fiato e anche di gambe, non riesco a darmi altra spiegazione per tale rinuncia.

Sono naturalmente deluso sia dal risultato che dalla prestazione, ma non sono per nulla sorpreso dall’andamento del match. Chi mastica calcio da tempo, di partite del genere ne ha viste altre, magari finite diversamente ma con lo stesso copione: la formazione che rimane in inferiorità numerica si abbassa a difesa del proprio fortino, addirittura esaltandosi nella battaglia e facendo spesso un figurone davanti ai propri tifosi.

Avessimo vinto, la prestazione sarebbe stata comunque insoddisfacente, e migliorare l’attacco alle difese chiuse sarà difficile per come è strutturata la nostra squadra. Credo invece che sarà importante mantenere le caratteristiche migliori del Bologna, quelle che solitamente emergono in condizioni di ‘normalità’: partite del genere capitano una o due volte a campionato, in un senso o nell’altro.

Dulcis in fundo, un pensiero per il mister: quando ho saputo della sua presenza in panchina (ringrazio Michel Cavina che me lo ha anticipato), ammetto di essermi emozionato e di aver provato un forte senso di felicità, credo condiviso da tutti.

Dopo le tante gioie che ci ha regalato nella passata stagione, Sinisa ci ha voluto dare anche questa: possiamo solo ringraziarlo, una volta di più.

Tosco – Radio1909

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Foto: bolognafc.it