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I gol del Bologna: mica solo ripartenze, anzi...

I gol del Bologna: mica solo ripartenze, anzi…

Bologna-Roma: gol di Mattiello contro difesa schierata, gol di Santander in contropiede;
Bologna-Udinese: gol di Santander contro difesa schierata, gol di Orsolini contro difesa schierata;
Bologna-Torino: gol Santander da calcio d’angolo, gol di Calabresi da pressione sull’uscita della difesa avversaria;
Sassuolo-Bologna: gol di Palacio da pressione sull’uscita della difesa avversaria, gol di Mbaye da calcio d’angolo;
Bologna Atalanta: gol di Mbaye contro difesa schierata;
Chievo-Bologna: gol di Santander contro difesa schierata, gol di Orsolini contro difesa schierata.

Analizzando le 11 reti segnate fin qui dai rossoblù, si evince che:
– 1 gol è su azione di ripartenza (Roma 2);
– 2 gol sono su azione di riconquista della palla dopo pressione alta o medio-alta (Torino 2 e Sassuolo 1);
– 2 gol sono su calcio d’angolo (Torino 1 e Sassuolo 2);
– 6 gol sono contro difesa schierata (Roma 1, Udinese 1 e 2, Atalanta, Chievo 1 e 2).

Quindi il Bologna di Inzaghi, che teoricamente dovrebbe trarre dalle ripartenze il maggior numero di gol segnati, in realtà ne produce soprattutto contro le difese schierate e su calcio d’angolo (trattasi di difesa schierata anche in questo caso), quasi mai in contropiede.
Dunque non mi sembra una bizzarria che questa squadra possa provare anche un calcio diverso, evidentemente ci sono calciatori che riescono a trovare giocate anche in spazi meno ampi. Questo ragionamento mi porta a pensare alla possibilità di dare più equilibrio ad una formazione che purtroppo si trova a subire gol ad ogni gara.
Mettere ad esempio Svanberg e Orsolini dietro a Santander per alzare il livello tecnico in zona di rifinitura e di conclusione (Palacio e Okwonkwo potrebbe essere le rotazioni), così da impiegare gli interni di centrocampo maggiormente nel recupero palla senza doversi sfiancare in allunghi per portare uomini in area (si muoverebbero in alternanza e non in sequenza), e Pulgar più basso per cominciare l’azione aiutato ‒ se schermato o marcato a vista ‒ da un centrale difensivo (Danilo, Calabresi o Gonzalez).
Un 4-3-2-1 nel tentativo di proteggere maggiormente la retroguardia, lasciando su i tre davanti, con un esterno basso che accompagna l’azione e un interno di centrocampo a sostegno (l’opposto dell’esterno che accompagna, naturalmente). Si disegnerebbe così un assetto equilibrato, con cinque uomini impegnati nella fase offensiva e cinque in quella di sostegno e di marcature preventive.
Qualche partita per tentare una strada nuova e vedere dove intervenire al mercato di gennaio, cioè se sistemare la squadra insistendo sull’idea iniziale o se calibrare la rosa su un’idea diversa, forse più logica.

Tosco – Radio 1909

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