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Il Prandelli che non ti aspetti

Il Prandelli che non ti aspetti

Dopo l’eliminazione al primo turno dei Mondiali 2014 con l’Italia, Prandelli tenta un’avventura nel campionato turco al Galatasaray, che finisce però con un esonero dopo pochi mesi, quindi si prende ‒ non sappiamo quanto volutamente ‒ una lunga pausa prima di rientrare nel giro.
Ritorna dopo quasi due stagioni nella Liga spagnola al Valencia, ma anche in quel caso le cose vanno malissimo: dimissioni ancora prima di un esonero che pareva imminente, vista la miseria dei risultati ottenuti fino a quel momento (1 sola vittoria, 3 pareggi e 4 sconfitte il suo poco invidiabile ruolino di marcia in terra iberica).
Ma Cesare non demorde e tenta un’altra strada, forse quella del guadagno facile, a Dubai. Niente, un flop clamoroso anche in mezzo al deserto.
A quel punto uno pensa che gliela darà su e magari farà l’opinionista in TV, visto che il personaggio è sempre stato stimato nell’ambiente autoreferenziale del calcio. Invece no, è in cerca di panchine vere, di Serie A, e lo ingaggia quel volpone di Preziosi, che in quanto a scommesse non è secondo a nessuno.
Al Genoa sembra aver (ri)trovato quel filo conduttore smarrito in un peregrinare quasi compassionevole (nell’accezione filologica del termine, ‘con passione’), anche se a suon di milioni di euro.
Eredita una squadra figlia di una certa confusione tattica innescata, vai a sapere perché, dallo stesso presidente del Grifone, che ha sostituito prima Ballardini, reo di tenere la squadra a metà classifica (un eufemismo, naturalmente), e poi Juric, reo di averla fatta scivolare nella zona calda.
Non cambia l’impostazione tattica e mantiene il 3-5-2 del suo predecessore, per poi lavorare durante la sosta su quello che è spesso stato il suo schema abituale: difesa a quattro e varie soluzioni oltre la metà campo.
Il Genoa sopra la linea può variare molto: con il 3-3 (Rolon-Radovanovic-Lerager in mediana, Lazovic-Sanabria-Kouame in avanti), con il 2-3-1 (Radovanovic-Lerager in mediana, Lazovic e Kouame sulle fasce, Bessa sottopunta e Sanabria davanti), oppure con il più classico 4-2 (Lazovic- Bessa esterni, Radovanovic-Lerager interni, Kouame-Sanabria di punta).
Altre armi da usare a partita in corso sono l’eterno Pandev, il ritrovato Sturaro, il genero(so) Veloso, e quel Lapadula che vai te a sapere perché è l’unico attaccante ‘cannato’ da Preziosi.
Comunque decida, Prandelli ha messo in piedi una squadra dinamica, mutabile alla bisogna, capace di adattarsi alle varie situazioni e all’ambiente circostante. Una dote necessaria per quello che è sempre un cantiere aperto, un andirivieni senza soluzione di continuità: e allora bisogna fare di necessità virtù, lavorando con quello che si ha senza tante chiacchiere e dandoci dentro.
Il Cesarone nostro sembra aver trovato una buona ricetta, ma speriamo che al Dall’Ara la minestra gli risulti indigesta. E al fischio finale, ognuno per la sua strada, sperando di incontrarci anche l’anno prossimo in Serie A. Perché Bologna-Genoa, da sempre, vuol dire Serie A.

Tosco – Radio 1909

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Foto: Genoa CFC Tanopress