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Indecifrabili come al solito: ecco l'Inter

Indecifrabili come al solito: ecco l’Inter

L’Inter è sempre l’Inter, nel bene e nel male. Regina del calciomercato come fu l’anno scorso il Milan, pronti via e non si capisce niente, proprio come accadde con i loro cugini, che hanno più o meno trovato la quadra solo nel girone di ritorno.
Esordio col Sassuolo, 4-2-3-1 (forse) e prestazione deludente, anche se il risultato è figlio di una svista importante dell’arbitro Mariani, che nega un rigore solare su Asamoah.
Seconda partita in casa col Torino, 3-4-3 (forse) e doppio vantaggio con Perisic e De Vrij, poi scomparsa dal campo e rimonta granata.
E adesso? Chi lo sa.
Tiro a indovinare allora, Spalletti si metterà 4-2-3-1 con Vecino e Brozovic in mezzo, Politano a destra che si accentra molto lasciando la fascia al terzino destro che sale spesso a sostegno, Perisic a sinistra pronto ad entrare in area per fare l’attaccante vero, Nainggolan sottopunta che si inserisce sulle sponde di Icardi e quest’ultimo là davanti a fare reparto anche da solo, se serve (immagine 1).

Immagine 1

E i quattro dietro? Forse Vrsaljko a destra, De Vrij e Skriniar in mezzo, Asamoah a sinistra con D’Ambrosio e Dalbert come alternative.
Ma al di là degli uomini conta il modo di stare in campo, e l’Inter attuale è un vero e proprio caos organizzato. Organizzato perché si vede l’idea di una costruzione, però molto presuntuosa, disposta a correre e ribaltarsi in attacco per fare gol ma pigra nei rientri, e in entrambe le gare disputate questo è stato l’unico aspetto di continuità: la pigrizia, appunto, la poca volontà di sbattersi per recuperare il pallone se non nell’immediato, quasi per inerzia, forse anche per orgoglio.
Le sbavature difensive sono figlie di questo atteggiamento, come si può notare dall’immagine 2, la tardiva composizione della linea difensiva, senza diagonale relativa, porta Belotti ad avere lo spazio per essere servito alle spalle di D’Ambrosio, con Vrsaljko in evidente ritardo. Il lancio di Iago Falque, facilmente leggibile dalla retroguardia, diventa in realtà un assist per il numero 9 del Toro, che sfrutta la passività di una linea che corre male all’indietro e poco reattiva, compreso il portiere.

Immagine 2

Anche il pressing alto, seppur meritoriamente provato, è disarticolato, poco convinto, e lascia spazi ‒ o meglio voragini ‒ che se adeguatamente sfruttati possono risultare letali (l’immagine 3 evidenzia come il Torino, sul pressing avversario, abbia tre appoggi liberi con campo aperto).

Immagine 3

Nella ripresa, contro gli uomini di Mazzarri, la lunghezza media della squadra è stata attorno ai 40 metri, un dato che ha del clamoroso in negativo nel calcio di oggi (si pensi che l’Atalanta a Roma ha avuto una lunghezza media nel primo tempo di 19,35 metri).
Poi, naturalmente, i campioni che hanno in rosa posso produrre gol come quello di Perisic, con Icardi lanciato da dietro che va al cross da destra sullo spazio lasciato da Politano (il quale attacca il centro dell’area) e il croato, nella classica posizione di centravanti in sostituzione proprio dell’argentino, che segna un gol alla stessa maniera del compagno (immagine 4).

Immagine 4

Ma questo è un altro discorso. Il Bologna può e deve prendere i nerazzurri sul ritmo e sull’intensità, senza scoraggiarsi nel caso dovesse andare in svantaggio, perché le amnesie difensive e caratteriali dell’Inter possono far rimanere in partita i rossoblù fino al novantesimo.
Credo che sulle fasce si potrebbe avere anche una certa superiorità, se non atletica almeno fisica, e che i nerazzurri potrebbero soffrire molto se attaccati con parecchi uomini.
Le nostre ripartenze basse abbiamo visto non essere ancora ben organizzate (poco precisi nel palleggio e sincronismi ancora da rifinire), mentre nel recupero palla a centrocampo si evidenzia già una certa organizzazione e altrettanta aggressività, quella che ha generato le due occasionissime contro il Frosinone.
Nella loro metà campo la vedo invece abbastanza dura, sia nel far girare palla che nell’alzare la stessa per le spizzate di Santander. I centrali di Spalletti, per fisicità e tecnica, non dovrebbero farsi trovare impreparati a difesa schierata, invece in campo aperto sembrano più vulnerabili. Così come gli esterni, votati alla fase offensiva ma più disattenti nel contrastare quando difendono.
Quindi pressing medio alto e imbucate veloci per colpire, tanta densità e buoni scivolamenti difensivi per non farsi sorprendere sulle loro giocate di qualità.
Sembra facile, vero?

Tosco – Radio 1909

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