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Inter-Bologna 0-1: il Tosco l'ha vista così...

Inter-Bologna 0-1: il Tosco l’ha vista così…

Ho la capacità di ri-vedere le partite con il giusto distacco: il tifoso in diretta, il ‘critico’ in differita, e a distanza valuto una buona prestazione quella di ieri sera contro una ‘big’, ma non la prima. Poco più di un mese fa, al San Paolo di Napoli, il Bologna fece per certi aspetti anche meglio, peraltro ancora privo di Soriano, ma le tre occasioni lasciate agli azzurri furono letali mentre quelle lasciate all’Inter fortunatamente no.
Non voglio sminuire per niente la prestazione del Meazza, ma solo ‘riportare la chiesa al centro del villaggio’, come disse Rudi Garcia, ex allenatore della Roma prima osannato e poi cacciato come un incapace.
Lo stesso Mihajlovic, in conferenza stampa, ha ammesso che la vittoria dei suoi ragazzi è stata anche fortunata, ma la fortuna va cercata ed è questo il merito che ha avuto ieri sera la nostra squadra.
Ho la capacità di ri-vedere le partite con distacco, dicevo, e anche di ri-valutare alcune prove per i più da dimenticare solo perché il risultato ci ha condannato, o di non esaltare oltremodo prestazioni certamente buone ma descritte come straordinarie perché si portano a casa tre punti insperati: non è il mio modo di intendere il calcio, io voglio e devo riuscire ad essere più lucido.
Sono già tanti, forse troppi, quelli che fanno il contrario: giovani, meno giovani, anziani ecc. L’esaltazione, al pari della depressione, non conosce età sia nel calcio che nella vita, e un po’ più di ‘serietà analitica sarebbe utile alla causa. Ma è come chiedere acqua nel deserto.
4-2-3-1 speculare, pressing alto per non far partire in relax l’azione dei nerazzurri e concedergli troppo campo (io non lo avrei fatto, ma io non sono un allenatore di Serie A).
Accoppiamenti studiati a tavolino e ben recepiti: Poli su Vecino, Pulgar su Nainggolan, Soriano su Brozovic. Fasce coperte a sinistra da Palacio e Dijks, a destra da Orsolini e Mbaye, Santander a disturbare i due centrali una volta che questi avevano trasferito il pallone in avanti, così da non consentire il secondo giropalla basso, obbligando alla verticalizzazione e togliendo ampiezza da dietro, pericolosa per le catene esterne interiste tese a fiondare palloni nel mezzo per Icardi.
Ottima lettura delle traiettorie basse con tanti anticipi (almeno tre di Pulgar su Nainggolan, altrettanti di Poli) per poi ripartire con pregevole qualità, data soprattutto da un Soriano in posizione di vertice alto che ha pulito una quantità enorme di possessi, e prima frazione che si conclude giustamente col vantaggio rossoblù.
Ripresa in cui Spalletti ha inserito Lautaro Martinez al fianco di Icardi, spostando Vecino sulla fascia destra e disegnando di fatto un 4-4-2 contro cui il Bologna ha fatto più fatica ad accoppiarsi.
Infatti possesso palla nerazzurro insistente, un’infinità di pallone buttati in mezzo (saranno 25 contro 11 alla fine) e qualche affanno in più per la difesa felsinea, graziata almeno in un paio di occasioni.
Poteva trovare qualche contromisura Sinisa?
Ci ha provato abbassando Soriano, disponendo quindi la squadra secondo un più prosaico 4-1-4-1 (baricentro passato dai 49 metri del primo tempo ai 40 della ripresa), con Pulgar a fungere praticamente da centrale difensivo aggiunto e l’ex granata a fare la mezzala al fianco di Poli.
Le ripartenze dei rossoblù ne hanno risentito, la squadra ha faticato non poco a risalire il campo con la precisione e la costanza dei primi 45 minuti, ma la scelta era necessaria perché troppo alta la posta in palio: questi tre punti, arrivati nel momento più buio della stagione, meritavano anche sacrifici tecnico-tattici.
La mossa disperata di Spalletti, ovvero lanciare Ranocchia nella mischia come centravanti, è stata la certificazione che l’Inter poteva pareggiare solo con una giocata casuale. Anche questo non lo avrei fatto, sempre perché io non sono un allenatore di Serie A, ma rinunciare alla manovra per Ranocchia mai nella vita.
Non mi voglio dilungare troppo sulle differenze rispetto alla passata gestione, non fosse altro per rispetto di chi comunque ci ha provato al limite delle proprie capacità.
La cosa che mi preme sottolineare è che fisicamente una squadra non cresce in cinque allenamenti, mentre invece questo lasso di tempo è sufficiente per far cambiare le facce e la testa dei giocatori.
Ieri il Bologna aveva una faccia diversa, la faccia di chi sa che serve l’impresa. E quella te la devi guadagnare minuto dopo minuto, partita dopo partita.
Speriamo che Sinisa abbia trovato la chiave di volta e che non sia stato solo un fuoco di paglia: non c’è più tempo per fermarsi!

Tosco – Radio 1909

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Foto: sportmediaset.mediaset.it