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Inzaghi avanti tutta, senza paura

Inzaghi avanti tutta, senza paura

Vorrei puntare il focus su una cosa che mi frulla per la testa da un po’ di tempo, cioè da quando Inzaghi è stato messo in discussione dalla dirigenza. Una prassi normale in mancanza di risultati ma un po’ meno nel caso specifico, avendo tollerato tanto nelle annate precedenti.
Di solito un allenatore prepara insieme al suo staff un piano partita che, necessariamente, cambia con il trascorrere dei minuti, a causa di variazioni tattiche degli avversari o del risultato, sostituzioni altrui anche senza cambio modulo ma con giocatori che hanno caratteristiche tecniche differenti dagli uscenti, e così via.
Bene, tenuto conto di quanto scritto, chiaramente al pronti via ogni squadra ha un suo piano partita, cioè una serie di contromisure in situazioni di non possesso, di adattamenti in quelle di possesso e in quelle di transizione, tutte atte a prevenire e limitare il gioco avversario sfruttando al meglio le proprie caratteristiche.
Nell’ultima gara disputata contro la Fiorentina non ho ben capito quale fosse il piano partita di Inzaghi, o meglio, dopo una discreta partenza (affondo di Poli e conseguente conclusione a rete deviata in corner da Lafont) non mi sembrava il caso di allargare Svanberg già al 10’, non vedevo proprio la necessità tattica di passare al 4-4-2.
Forse, al contrario, erano i viola ad aver problemi sulla corsia di sinistra, perché l’asse Orsolini-Poli stava funzionando bene.
Ecco allora la domanda: Pippo sta ancora ragionando con la sua testa, crede ancora in quello che fa, oppure è in confusione tale da rinunciare ad un piano partita già dopo pochi minuti, non essendoci tra l’altro un’impellente necessità? Contro il Chievo, ad esempio, lo aveva cambiato per via dello svantaggio, e ci stava.
È giusto e logico cambiare assetto per un giocatore certamente di qualità come Orsolini che però, ad oggi, non è garanzia di equilibrio tattico e continuità di prestazione nei novanta minuti? Il tentativo di farne una mezzala a tutto campo, peraltro, è già stata abbandonato, di fatto buttando via tre mesi di lavoro.
La mia preoccupazione ad oggi è proprio questa, che Inzaghi non sia più tanto lucido per le pressioni ambientali e magari anche dirigenziali che lo circondano e lo incalzano.
Tenere testa all’ambiente circostante fa parte delle abilità di un allenatore.
Fossi in lui resetterei ciò che negli ultimi tempi ho tentato di cambiare: la squadra dovrebbe essere quella che ha battagliato contro l’Atalanta, chiusa e compatta ma anche aggressiva e pronta a ripartire con tanti uomini, coraggiosa nel riempire l’area avversaria quando le circostanze lo concedono.
Paradossalmente anche insistendo su alcuni giocatori andati un po’ in difficoltà come Dijks e Falcinelli, che garantiscono corsa e muscoli.
D’altronde il progetto tecnico prevedeva una squadra fisica e verticale, con Roma e Udinese abbiamo giocato così.
Palacio e Orsolini possono diventare ottime carte da rischiare a partita in corso, dopo che lo stesso Falcinelli (ricordo, calciatore richiesto espressamente dal mister) avrà fatto il lavoro sporco, così come Krejci in sostituzione dell’olandese se il risultato lo richiede.
Le poche cose discrete viste in questo inizio di stagione sono arrivate con la formazione fisicamente più prestante, con l’unica variante di Nagy al posto di Pulgar (io però insisterei col cileno).
Pippo torna indietro, provaci fino a che ne hai la possibilità, almeno così non avrai niente da rimproverarti.

Tosco – Radio 1909

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