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La continuità di un progetto tecnico: ecco la Spal

Pochi cambi nell’undici iniziale ferrarese rispetto alla passata stagione, perché difficilmente vedremo in campo al Dall’Ara i vari Bonifazi, Missiroli, Simic e Valdifiori, arrivati nelle ultime ore di mercato. In difesa l’esperto Djourou, che con Vicari e Felipe forma una buona linea difensiva, tecnicamente valida, fisicamente all’altezza e forse solo un po’ lenta, completata dal tuttofare Cionek. In mediana confermatissimo Lazzari a destra con Schiattarella, Everton Luiz (o Viviani) e Kurtic in mezzo; cambio, invece, sull’out sinistro, con l’aggiunta del promettente ma ancora da ‘rifinire’ Fares ex Hellas al posto e del giovane Vitale (che nessuno ricorda ma è di Bologna e il rossoblù lo ha solo sfiorato) al posto del nostro Mattiello. Davanti, l’innesto importante ma equivoco di Petagna ‒ calciatore capace di esaltare i compagni, ma che nella Spal dovrà esaltarsi anche da solo se vorrà rendersi utile alla causa estense ‒ va a implementare un reparto comunque interessante con il tecnico Antenucci, il rapace Paloschi, il sempiterno Floccari e il rampante Moncini, che in Serie B a Cesena ha fatto buone cose.
Mister Semplici, confermato non so con quanta convinzione dai dirigenti biancazzurri (lo ricordo in odor di esonero durante i lunghi mesi invernali del campionato 2017-2018), in queste prime amichevoli ha messo in mostra il solito 3-5-2 collaudatissimo ma con antiche storture. Su tutte la mancata copertura di un mediano basso davanti alla linea difensiva quando la squadra palleggia nella metà campo avversaria, l’anno scorso pagata a caro prezzo proprio a Bologna (immagine 1: recupero palla di Donsah; immagine 2: recupero palla di Palacio, entrambe ripartenze passive senza avversario in copertura).

Immagine 1

Immagine 2

Altro difetto, la difficoltà a ripartire quando la squadra si abbassa molto, per la scelta di non tenere alto almeno uno dei due attaccanti e voler salire di collettivo, trascurando la palla lunga sulle punte (immagine 3: allineamento eccessivamente basso con rientro dei due attaccanti su giro palla avversario fin dentro la trequarti difensiva). L’intento di abbassare molto la squadra per coprirsi, prendendo poi campo con sette giocatori nella metà campo avversaria in fase di palleggio, è il vero tallone d’Achille ‒ forse calcolato ‒ dei ferraresi: per fare la partita qualcosa bisogna rischiare e Semplici, che ama fare le partite, credo lo metta in conto. È comunque un merito, intendiamoci, ma purtroppo nel calcio contano soprattutto risultati, possesso o non possesso…

Immagine 3

L’esordio pur vincente in Coppa Italia contro lo Spezia non ha fugato questi dubbi, anzi, la Spal è apparsa in ritardo di condizione, un po’ abulica, ma anche questo fa parte del DNA della formazione estense, spesso ‘bipolare’, capace cioè di frazioni di gioco assolutamente anonime e spezzoni di partita da squadra vera. In terra ligure hanno funzionato bene, anche se a sprazzi, le catene laterali, soprattutto quella mancina. Nell’immagine 4 si può notare come in occasione del gol decisivo la Spal sia riuscita a mettere cinque uomini in zona rifinitura laterale sinistra, per poi trovare libero tra le spaziature difensive spezzine Antenucci, che andrà sul fondo e crosserà per la comoda finalizzazione di Petagna (ultimo a destra).

Immagine 4

Quest’anno, utilizzando il 3-5-2 anche i rossoblù, potrebbe essere fondamentale la diversa interpretazione dello stesso: meglio la verticalità del gioco di Inzaghi o l’ampiezza del gioco di Semplici? Le ripartenze veloci del Bologna o la manovra più compassata e tesa al possesso prolungato della Spal? La risposta, come sempre, ce la darà il campo.

Tosco – Radio 1909

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