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La mezzala

La mezzala

Alcune parole, nella loro semplicità, chiariscono di per sé il proprio significato, ma nel calcio si tende per eccesso di zelo a coniare neologismi talvolta azzeccati e talvolta decisamente meno.
Tra i ruoli più complicati da definire ci sono proprio quelli del centrocampo, forse perché chi li occupa sta nel mezzo e sappiamo che nel mezzo ci può stare di tutto.
Quindi la mezzala diventa mediano, intermedio, interno di destra o di sinistra, e tra gli interni ci sono gli incontristi, i verticali e i box to box (vogliamo farci mancare un anglicismo), fino ad arrivare al tuttocampista.
In questa orgia di nomi, a volte utili a descrivere alcune caratteristiche di un calciatore e altre volte usati vezzosamente per ‘far sapere di saperne’, la mezzala la troviamo poi sempre lì, in mezzo al campo, a fare quello che la natura della parola stessa dice (dal mezzo verso l’ala), cioè partire centralmente per andare ad occupare uno spazio esterno.
Ecco cosa fa la mezzala dentro ad uno schema, si sostituisce all’ala quando questa lascia la sua posizione per accentrarsi, o va a fare l’ala quando questa non c’è perché lo schema non la prevede.
La seconda casistica riguarda l’impiego di Orsolini nella partita di Coppa Italia e, al netto della poca qualità degli avversari, si è notato proprio questo tipo di movimento, ovvero partire dal mezzo per finire all’ala. La mezzala, appunto, o per dirla in maniera moderna: partire da posizione di interno destro per finire ad occupare la posizione di esterno destro.
Ecco svelato l’arcano del ruolo della mezzala, quella vera, non altri ruoli assimilabili perché sempre a centrocampo ma con funzioni differenti.
Da lì, da quelle zolle, il buon Riccardo contro il Crotone ha trovato qualche giocata, diciamo che qualcosa ha combinato, ma penso che il lavoro di Inzaghi sarà lungo e difficile proprio per le attitudini di Orsolini che, oltre a quelle tecniche di esterno puro, ha per il momento scarse capacità ‘cognitive’ (calcisticamente parlando, è sottinteso), indispensabili per giocare a centrocampo.
Perde palloni per testardaggine e spesso abbandona la posizione quando l’azione non lo permette, con conseguente ritardo nei rientri. Eppure… Eppure il ragazzo è talmente esuberante nel suo modo di giocare che per molti è imprescindibile.
Io, ad esempio, mai penserei di cambiare assetto tattico in nome di Orsolini, così come mai lo metterei in un ruolo non suo (la mezzala), mentre lo utilizzerei come arma tattica a partita in corso, per adesso mi sembra la sua collocazione ideale.
Concordo invece con Inzaghi quando dice che Orsolini non può fare la seconda punta.
Con Santander che svolge il lavoro che conosciamo (soprattutto venendo incontro al pallone), ci sarebbe bisogno di un giocatore capace di leggere le situazioni che si creano alle spalle del ‘Ropero’: Orsolini questo non lo sa ancora fare, non sa attaccare lo spazio con continuità (il primo gol segnato al Crotone è una giocata estemporanea) e dubito lo imparerà a breve, quello è il ruolo perfetto per Palacio o un giocatore affine (Sansone, ad esempio, non è mica un’idea balzana).
Riccardo ama avere il pallone fra i piedi, per potersi accentrare e tentare un tiro o un cross, raramente chiede la palla sulla corsa e a volte quando palleggia tra le linee si intestardisce e perde il possesso.
Però qualcosa fa, qualcosa inventa. È su quel qualcosa che bisogna insistere.
Ora penserete: affermare questo oggi, giorno in cui tutti chiedono Orsolini titolare è quantomeno curioso… Io però non cambio parere per una partita né per un pezzo di campionato, che ci ha dimostrato come Orsolini potrà fare cose buone ma con il giusto impiego.
Fiducia a Pippo e fiducia a ‘Orso’, quindi. E chissà che col tempo tutti e due non possano diventare fattori determinanti per il nostro Bologna.

Tosco – Radio 1909

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