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Lo scouting arriva fino in panchina: ecco l'Udinese

Lo scouting arriva fino in panchina: ecco l’Udinese

Negli anni Novanta il modello Udinese si basava su una fitta rete di osservatori che setacciavano calciatori, più o meno giovani, in tutto il globo. Tale modello è poi stato ampiamente copiato da tante, anzi direi da tutte le squadre del mondo, che si sono dotate di una rete di osservatori propria o appoggiate ad agenzie che fanno questo di mestiere.
E allora cosa si sono inventati i Pozzo? Lo scouting degli allenatori, cioè scovare quei tecnici sconosciuti alle grandi platee che, oltre a costare poco, portano idee diverse, innovative, legate alla propria cultura. E il capo scouting in questione è una nostra vecchia conoscenza, il buon Cesare Natali. Considerando che la famiglia Pozzo è proprietaria anche del Watford, tra giovanili e Prime Squadre di allenatori ne devono selezionare parecchi, e Natali svolge un lavoro di notevole importanza.
Da questo presupposto nasce quindi l’ingaggio di Julio Velázquez, giovane allenatore di 37 anni proveniente dalla seconda serie spagnola e ai più sconosciuto.
Per il momento si fa ancora fatica a capire con precisione le linee guida della nuova Udinese. La base di partenza è la difesa a quattro, con il doppio mediano davanti alla difesa (Fofana e uno tra Mandragora e Bherami), Barack – vera rivelazione della passata stagione – a supporto della prima punta Lasagna e la coppia De Paul-Pussetto (o in alternativa Machís) sugli esterni, per un 2-3-1 molto dinamico davanti alla retroguardia.
La posizione di De Paul è forse la vera novità tattica: l’argentino parte dalla fascia e si accentra in posizione di regista avanzato, con la possibilità di servire i compagni sopra la linea della palla (immagine 1) o arrivare al tiro da lontano (immagine 2).

Immagine 1

Immagine 2

Da sottolineare anche la notevole capacità d’inserimento di Fofana, che spunta spesso dalle retrovie quando la squadra riesce ad arrivare al cross dalle fasce (immagine 3). Qui si può notare l’ottima disposizione dei giocatori friulani, che attaccano perfettamente la luce della porta, così come l’azione a rimorchio di Fofana, elementi che concedono al crossatore diverse opzioni valide.

Immagine 3

Ma è nella fase di transizione attiva che i bianconeri danno probabilmente da il meglio di sé, potendo sfruttare la propulsione di Fofana, la velocità di Lasagna in campo aperto e la potenza unita alla grande tecnica di De Paul (immagine 4).

Immagine 4

Dalle statistiche, l’Udinese ha come prerogativa quella di abbassarsi molto nella fase di non possesso (immagine 5), alzando poi il baricentro sui 55 metri in fase di possesso. Caratteristica singolare, in quanto in genere le squadre hanno uno scarto di circa 10 metri tra le due fasi, mentre i friulani quasi venti. Evidentemente la loro capacità di risalire il campo rende possibile questo atteggiamento insolito.

Immagine 5

L’ultima annotazione riguarda l’elevato numero di giocatori di piede mancino presenti nella rosa di Velázquez, e quasi tutti titolari: Barak, Lasagna, Machís, Mandragora, Nuytinck, Pezzella e Samir, statistica che forse non vorrà dire niente ma è sicuramente curiosa. E comunque un occhio ai tagli di Barak e Lasagna da destra verso sinistra per un tiro a incrociare io la darei. Poi non venite a dirmi che non vi avevo avvisato…

Tosco – Radio 1909

© Riproduzione Riservata

Foto: Petrussi Press