Lo switch tattico

Lo switch tattico

Per dare continuità al mio precedente articolo, vorrei articolare meglio il concetto dei moduli fluidi, viste le indicazioni fornite dal Bologna in occasione del test – seppur modesto – di sabato scorso contro la Virtus Bolzano.

Affrontando una squadra che difendeva con una linea di 4 difensori, lo staff tecnico del Bologna ha deciso di attuare un 3-4-3 capace di attaccare il lato debole della difesa creando superiorità numeriche sulle fasce (immagine 1), così da attirare in un 2 contro 1 i terzini avversari.

Immagine 1

Sarà interessante capire se questa opzione verrà confermata anche contro le difese a 3 (ricordiamo che nel campionato italiano se ne incontrano tante, ad esempio Atalanta, Inter, Lazio, Torino, Udinese, Spal e Verona) o se si opterà per inserire un uomo tra le linee, verosimilmente Soriano (4-2-3-1 per intenderci), utile per far uscire un difensore centrale e mettere il più possibile in disordine l’assetto difensivo avversario.

Passare da un sistema di gioco all’altro è ormai divenuto indispensabile nel calcio contemporaneo, ci si deve adeguare a ciò e leggere le partite in maniera analitica per prendere le necessarie contromisure in modo rapido.

Ormai tutte le squadre devono adattarsi ai momenti in cui gli avversari si rendono superiori o comunque ti creano qualche difficoltà, ed è giocoforza un dovere accettare la situazione e quindi commutare, switchare da un sistema all’altro per limitare i danni.

Ecco allora che un 4-3-3 si trasforma in 4-5-1 o un 3-5-2 diventa un 5-3-2, tanto per citare fotografie tattiche tra le più consuete e di facile interpretazione anche per i meno esperti.

Ma il vero switch tattico è quello pianificato in sede di preparazione della partita per scombinare gli assetti difensivi avversari: non si parla di soli interscambi di posizione tra giocatori, ma proprio di inversioni di moduli o di interpretazioni diverse, tali da concretizzarsi poi, in partita, facendo diventare la stessa di un certo tipo a seconda del momento, un mascheramento tattico da svelare subito o nel corso dei novanta minuti.

Il Bologna di Mihajlovic, nella passata stagione, ne è stato un esempio lampante. E da come si comincia ad intravedere, anche quest’anno non dovrebbe fare diversamente: una squadra ‘liquida’, nell’accezione positiva del termine, cioè capace di penetrare dove la materia sarebbe un freno in fase di possesso, e ‘solida’ invece in difesa, dove la compattezza, la consistenza e la praticità diventano requisiti indispensabili.

Ecco che lo schema varierà da quel 3-4-3 in fase propositiva già accennato a Castelrotto, ad un più pratico e solido 4-4-1-1 difensivo (immagine 2) quando sarà necessario ricompattarsi sotto la linea della palla (dove l’1, ad esempio Destro, lavorerà per disturbare il giro-palla fra i centrali difensivi, e l’altro 1, Soriano, agirà da schermo per non far ricevere palla al mediano basso avversario con funzioni di playmaking), riproponendo in caso di riconquista del pallone quel 4-2-3-1 così funzionale lo scorso anno, logico per la posizione che si era venuta a creare rientrando a difesa schierata o, per meglio dire, posizionale (l’1 Soriano più l’1 Destro permettono di distenderti in quel modo).

Immagine 2

Praticamente, nella stessa azione di possesso-non possesso-ripartenza, la squadra ha cambiato tre volte assetto con gli stessi interpreti: ecco lo switch tattico!

Così come invece sarà opportuno, in caso di situazioni di transizione attiva, il sapersi ‘distendere’, occupando le posizioni giuste utili poi per avere il necessario equilibrio nel caso di perdita del possesso con relativa transizione negativa.

Ci sono alcune posizioni intermedie, spurie, ma utilissime per switchare da un modulo all’altro, e alcuni interpreti ne sono attori primari: Dijks, Orsolini, Palacio e Soriano, solo per citarne alcuni, sono giocatori che si adattano a fare tanti compiti diversi, con risultati sempre e comunque positivi, ma anche le caratteristiche di alcuni nuovi arrivati permettono sfumature diverse dal recente passato. Ne è un chiaro esempio Denswil, che essendo mancino e con piede particolarmente educato può allargarsi per dare ampiezza e quindi più linee di gioco da dietro (Lyanco in questo un po’ difettava), così come dalla parte opposta potrebbe fare lo stesso Tomiyasu in alternativa a Mbaye, anche se per ora è solo un’ipotesi.

Ecco quindi che Orsolini, da terzo d’attacco, diventa quarto della mediana, Palacio idem (e addirittura può fare la stessa cosa sul lato opposto, così come il centravanti), Soriano può ricoprire tutti i ruoli sotto o ai lati della prima punta, Dijks da quarto di centrocampo in fase offensiva passa a quarto di difesa: insomma, con gli interpreti giusti commutare il modulo diventa possibile e utile, e spetta allo staff disegnare il vestito adatto alla rosa che si ha a disposizione;. Solo che non basta più il vestito da sera, quello buono per intenderci, durante la stessa partita devi indossare anche la tuta da lavoro quando serve, o quantomeno jeans e maglietta.

Però devi averli subito pronti a disposizione e non chiusi negli armadi, magari in naftalina.

Ecco cosa sono i moduli fluidi e lo switch tattico: avere più vestiti (cioè più moduli) e saperli indossare al momento opportuno e con rapidità. Non solo alla bisogna ma anche come diversivo tattico, non solo in reazione ad un momento complicato ma come arma tattica da sfoderare al momento opportuno per scompaginare l’assetto difensivo degli avversari.

Dalle prossime amichevoli, certamente più probanti, vedremo cosa avranno studiato i tecnici del Bologna per aumentare il livello tecnico-tattico in funzione di una rosa che dovrà gradualmente inserire i tanti calciatori nuovi e quelli che pian piano stanno rientrando dalle vacanze: la giostra finalmente è ripartita.

Tosco – Radio1909

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Foto: bolognafc.it