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Maran come al solito ha trovato la (s)quadra

Maran come al solito ha trovato la (s)quadra

Proprio un girone fa, il buon Maran non se la passava tanto bene, mentre noi venivamo dalle due vittorie con Roma e Udinese (come intermezzo la sconfitta allo Stadium, ma con quelli lì sai già come va a finire).
Allora fu una prova d’appello per lui e per l’undici sardo, passato con pieno merito, e da quel momento il percorso del Cagliari ha ricalcato quello che ci si poteva aspettare: ruolino casalingo importante e qualche sbavatura in trasferta, il tutto però condito sempre da un’intelaiatura solida come poche.
Tale solidità deriva proprio dalle convinzioni di mister Maran che, credendo in una certa maniera di fare calcio, raramente declina verso altro: difesa a quattro e centrocampo a tre, queste sono le certezze tattiche sulle quali il Cagliari ha trovato la quadratura.
Poi in prima linea, a seconda delle esigenze, sono state adottate varie soluzioni: quella con dietro alle punte il giocatore di qualità (Joao Pedro), quella col giocatore di quantità (Barella), o quella col giocatore di struttura (Ionita).
Queste differenze hanno portato a rendere la prima linea degli isolani un rebus complicato per gli avversari, perché ti costringono a letture diverse sul come verrà servito l’attaccante attorno al quale ruotano molti dei loro attacchi, ovvero quel Pavoletti capace non solo di segnare di testa ma anche di altre acrobazie balistiche in area di rigore.
Il gioco di Maran è apparentemente di facile lettura, ma in realtà nasconde insidie proprio nelle varie interpretazioni che assume a seconda delle caratteristiche degli interpreti.
La perdita di Castro (rottura del crociato) ha portato un notevole dispendio di risorse per trovare nuovi equilibri, ma va ricordato che anche il sostituto arrivato al mercato di gennaio (Birsa) è incappato in un infortunio muscolare che lo ha tenuto fuori per due mesi.
Ecco allora l’obbligo di inserire come vertice alto del centrocampo uno dei calciatori sopra elencati, tutti adattati in quella posizione ma comunque utilissimi alla causa.
Abbiamo ancora negli occhi la splendida prestazione fornita da Barella e compagni contro l’Inter, fatta di grinta velocità e gioco verticale, ma i nerazzurri sono inclini a far giocare bene gli avversari (noi ne siamo la prova provata). Anche a Genova sponda Sampdoria, però, il Cagliari aveva fornito una prova notevole cadendo solo di misura su rigore.
Dov’è allora vulnerabile la formazione sarda?
In primis faticano a controllare gli inserimenti a centrocampo, soprattutto tra le spaziature che si creano dietro la linea mediana sopra gli esterni bassi: lì, in posizione di rifinitura sul centro-destra o centro-sinistra, non riescono a compattarsi bene, lasciando spesso la linea difensiva in parità numerica, con letture difficili da fare e scelte non sempre azzeccate.
Non sappiamo ancora come si schiererà il Bologna, ma Soriano e Sansone potrebbero risultare finalmente determinanti, mentre Dijks e Mbaye avranno molto campo da coprire per non far ricevere gli esterni cagliaritani (Srna e Pellegrini), che appena possono catapultano palloni in area per il bomber Pavoletti.

Tosco – Radio 1909

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