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Mica solo 'il piangina', Mazzarri è tanto altro

Mica solo ‘il piangina’, Mazzarri è tanto altro

Non si può raccontare del Toro senza prima parlare del suo allenatore, quel Walter Mazzarri che viene spesso accusato di piangere troppo, di accampare scuse ogni qualvolta la sua squadra non ottiene risultati, ma che in realtà fa poi quello che tanti vorrebbero vedere anche qui da noi: difende il suo.
E ben fa, perché il suo se lo è costruito con tanta gavetta, cosa ormai rara, visto che ultimamente va di moda passare immediatamente dal campo ad una panchina di Serie A o mal che vada di B.
La gavetta, quella delle giovanili e poi della Serie C, quella dura, quella dove non pagano gli stipendi, quella dove vincere in trasferta è quasi impossibile, quella delle partite aggiustate, bene tutta quella roba lì, ‘il piangina’ l’ha fatta e anche bene, così da meritarsi la Serie A. Sì, ma a Reggio Calabria, con 15 punti di penalizzazione che avrebbero steso un toro, ma niente, anche in quel contesto Mazzarri ha cavato il sangue dalle rape.
E allora finalmente la chiamata di una squadra ‘normale’, la Samp, e poi via via le ultime esperienze più recenti e più conosciute: Napoli, Inter, Watford e adesso Torino.
Il 3-5-2 come marchio di fabbrica, ma anche il doppio trequartista sottopunta come variante spesso utilizzata, quella che potremo vedere a Bologna, con Soriano e Iago Falque dietro a Belotti.
Un Torino che ha una rosa di indubbio valore ma che sta trovando qualche difficoltà non tanto nei risultati, quelli tutto sommato sono arrivati (12 punti dopo 8 partite non sono disprezzabili), quanto nello sviluppo del gioco, ancora poco fluido e a tratti intermittente, fatto di slanci improvvisi e amnesie ripetute.
Il punto debole, che invece pareva la vera forza, è il centrocampo, dove mancano tempi di gioco. Rincon non copre bene il campo per poco dinamismo, Meité – che ha avuto un impatto straordinario con il nostro campionato – non è portato a distribuire palloni ma a finalizzare gli inserimenti, così come Baselli, eterno giovane che deve ancora sbocciare ma che va ormai per i 27 anni.
E allora dove trovano linfa i granata? Dalle fasce: forza e potenza in De Silvestri e Ansaldi, estro e velocità in Parigini e Berenguer. Tocca appunto a Mazzarri trovare le coppie meglio assortite, effettuando anche delle staffette a partita in corso.
La linea difensiva a tre, presa a se stante, è di ottima costruzione per tecnica, col camerunese Nkoulou al secondo campionato in Italia e sempre più leader, per gamba, con Izzo che è rinato dopo svariati problemi non solo fisici in quel di Genova, e per esperienza, con l’eterno Moretti che aiuta tutto il reparto a non scomporsi quando il centrocampo lascia passare qualche spiffero di troppo.
Insomma, un bell’organico che sono sicuro Mazzarri riuscirà ad amalgamare per ottenere dei buoni risultati, senza necessariamente fare spettacolo. Perché ‘il piangina’ è poco inclini ai fronzoli.

Tosco – Radio 1909

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