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Summit tra Mihajlovic e la dirigenza del Bologna, il mercato rossoblù entra ancor di più nel vivo

Moduli fluidi: dove sta andando il calcio?

Abbiamo ancora negli occhi la gara di martedì sera, in cui Allegri ha presentato quella che – solo in apparenza – è stata la chiave di volta per destabilizzare tatticamente l’apparato difensivo dell’Atletico: la posizione di Emre Can.
Interno destro di centrocampo ma anche centrale difensivo di destra, con la conseguente risalita del campo di Cancelo (opportunamente coperto dallo stesso Can) che offriva così molta ampiezza di campo su cui appoggiarsi, potendo far ‘ballare’ Bernardeschi in posizioni intermedie, difficili da leggere e fastidiose per chi, come la squadra di Madrid, trova compattezza nel restringimento degli spazi e nei conseguenti raddoppi di marcatura.
Immagino che molti diranno che la partita l’ha vinta da solo Cristiano Ronaldo. Benissimo, allora non continuate a leggere. Se invece credete che i presupposti per rendere decisivi i calciatori più efficaci un allenatore li debba preparare in anticipo, allora continuate pure la lettura (nessun calciatore vince le partite da solo).
Allegri ha trionfato grazie ad un atteggiamento molto ‘ritmato’, ad una squadra tambureggiante e alla finezza di cui sopra. Ha insomma provocato una sorta di ‘choc tattico’ davanti che ha lasciato Simeone impietrito, non in grado di apportare le necessarie modifiche.
Cos’ha fatto in fin dei conti il tecnico bianconero?
Ha creato un modulo ‘fluido’, è uscito da quello che è lo spartito di uno schema applicato pedissequamente.
Nessuna novità dell’ultima ora, solo un’ulteriore riprova che il calcio muta in continuazione e che oggi gli allenatori più evoluti si adeguano, apportando correttivi utili per vincere sfide altrimenti complicate: troppo forti le contromisure che i contendenti apportano, a tutti i livelli, e allora diventa fondamentale trasformarsi, essere diversi da come gli avversari ci hanno studiato, da ciò che si aspettano da noi.
De Zerbi, Ancelotti, Spalletti e Pioli, soltanto per fare alcuni nomi, difficilmente presentano squadre simili tatticamente da un match all’altro, e anche durante i novanta minuti fanno una fase offensiva diversa da quella difensiva.
Variano non soltanto gli uomini ma anche la ‘fotografia tattica’ della squadra, perché gli undici che scendono in campo attaccano in un modo ma difendono in un altro.
Un esempio? Il nostro Bologna.
Quando si distende in avanti, Dijks sale sempre ad occupare la fascia sinistra, mentre sul lato opposto Mbaye non fa la stessa cosa. Questo che significa?
Significa che Mihajlovic ha pensato di attaccare con le fasce occupate da due esterni che partono però da posizioni diverse, uno più basso (Dijks) e uno più avanzato (Orsolini), e che alla fine producono quello che di fatto è un 3-4-3 con gli esterni sfalsati.

Skorupski

Mbaye Danilo Lyanco

Orsolini Pulgar Dijks

Dzemaili

Soriano Palacio Sansone

Non sforzatevi a leggere questo schieramento in altra maniera, è solo un modo per rendere attraverso lo scritto ciò che è poi dinamico sul campo.

La fase difensiva necessita invece del rientro di Dijks nella linea dei quattro, così come di un centrocampo che va a ricompattarsi con Orsolini e Sansone, mentre Soriano e Palacio restano alti per disturbare la costruzione dal basso degli avversari:

Skorupski

Mbaye Danilo Lyanco Dijks

Orsolini Pulgar Dzemaili Sansone

Soriano Palacio

Ma come amano dire sempre gli allenatori (e se lo dicono sempre ci sarà un motivo…), l’identità di una squadra si definisce dai principi di gioco adottati e non più dal modulo scelto. Ad esempio, può essere più offensivo un 3-5-1-1 che un 4-3-3.
Se il Bologna interpretasse le partite in maniera diversa per atteggiamento, coraggio, dedizione, corsa ecc., i correttivi tattici di Sinisa sarebbero del tutto inutili.
I ruoli ai quali sono stati relegati i ragazzi in maglia rossoblù non sono più semplicemente delle posizioni da occupare sul campo, ma sono funzionali ai principi del calcio odierno di Mihajlovic.
La novità delle ultime due stagioni si riassume quindi in questo: non esistono più squadre che si schierano con un modulo, bensì sono i calciatori che forniscono le interpretazioni richieste a seconda delle esigenze contingenti.
Si è arrivati ad un compromesso tra la propria identità di gioco, quella degli avversari e le circostanze del momento. Tutto molto fluido, appunto.
Forse stiamo uscendo dagli schemi, forse stiamo scoprendo l’utilità di giocatori capaci fare tante cose e di avere più funzioni sul rettangolo verde.

Tosco – Radio 1909

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it