Né chiacchiere né distintivo, Gattuso allenatore vero

Né chiacchiere né distintivo, Gattuso allenatore vero

Scrollarsi di dosso certe etichette è molto difficile, talvolta proprio impossibile, e Rino Gattuso ne è un classico esempio.
Fin da quando è diventato allenatore ha dovuto sempre combattere con il pregiudizio che il suo fosse un calcio tutto grinta e corsa quando invece, guardandoci bene, le sue squadre tentano e spesso riescono a mettere in mostra un calcio propositivo, migliore di quello attuato da tanti strombazzati colleghi che, invece, godono della reputazione di grandi tecnici perché qualche volta in carriera hanno azzeccato l’annata giusta.
Bene, il Milan di Gattuso pratica un calcio fatto di palleggio da dietro, lo dimostra la speciale statistica che vede i rossoneri quale formazione più bassa nel recupero palla, davanti al solo Parma.
Perché l’ex numero 8 ha deciso di giocare questo calcio?
Perché ha giocatori bravi nella risalita del campo palla al piede in spazi un po’ più ampi e, una volta innescati gli attaccanti in zona di conclusione, questi sono capaci di ottime giocate individuali (Suso e Higuain) e di uno-due (Calhanoglu e ancora Higuain), o sono abili dentro l’area (Cutrone e il solito ‘Pipita’).
La fase difensiva risente di una certa vulnerabilità sugli esterni, perché Abate, Calabria, Laxalt e Rodriguez non rendono per quanto richiesto ad una squadra che dovrebbe agguantare un posto Champions. Nella zona centrale, però, Gattuso può contare su elementi di sicuro valore come Romagnoli, Musacchio e Zapata.
I lunghi infortuni di Bonaventura, Biglia, Caldara e Conti hanno tolto valide pedine ad una rosa chiamata ad affrontare il doppio impegno campionato-coppa, e infatti il Milan ha salutato anzitempo l’Europa League anche a causa delle poche rotazioni possibili.
Pensate che Gattuso, nell’ultimo mese, ha di fatto schierato una difesa a tre con gli unici uomini che gli erano rimasti in salute, adattando al fianco di Zapata come centrale di destra Abate (una volta era un esterno alto, poi basso, e adesso a 32 anni stai a vedere che si inventa un nuovo ruolo…) e come centrale di sinistra Rodriguez (un vero terzino, forse uno dei pochi ancora in circolazione).
A mio avviso questa duttilità è un altro dei punti di forza del mister rossonero. Chissà che Milan vedremo al Dall’Ara…
Nel frattempo hanno recuperato dai rispettivi infortuni Musacchio, Romagnoli e Suso, per cui le alternative in casa meneghina sono aumentate e affronteremo una squadra con un organico molto forte e competitivo, chiaramente superiore a quello del Bologna.
Prenderli sul ritmo potrebbe essere l’idea di partenza per indirizzare la partita su binari più fisici che tecnici,
lasciando stare il palleggio da dietro come nelle ultime uscite. Magari Gattuso ce lo lascerebbe pure fare, forse lo spera pure, ma perdendo palla in zona di costruzione verremmo castigati al primo errore.
Sarebbe invece preferibile giocare ampi sui quinti di centrocampo, per obbligare gli esterni rossoneri ad allargarsi e lasciare la zona centrale per i rimorchi da dietro o le sovrapposizioni interne, cercando di sfruttare in zona di conclusione non solo Santander e Palacio ma anche gli inserimenti da dietro.
Infine, cercare il recupero alto sui palloni lavorati in uscita dalla loro manovra, buona per tecnica ma lenta e piena di portatori di palla, poco inclini a farla viaggiare, attivando quindi marcature preventive per non far partire in percussione Kessie e Bakayoko.
Facile, no?

Tosco – Radio 1909

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