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No ai giudizi affrettati, Denswil merita tempo e fiducia

No ai giudizi affrettati, Denswil merita tempo e fiducia

La prima volta che ho sentito parlare di Denswil è avvenuto quando il suo nome è stato accostato al Bologna, non sono uno di quelli che lo aveva ‘periziato’ come buono o come scarso, quindi non sono il suo avvocato difensore per partito preso. Ma farlo passare per una pippa, dandogli anche colpe non sue, mi sembra un filino esagerato.

Se sul primo gol incassato contro il Colonia le sue responsabilità sono abbastanza evidenti (in compartecipazione con Svanberg, che non mi è sembrato molto reattivo nel ricevere un passaggio comunque brutto), sulla rete dello Schalke 04 invece ha pochissime responsabilità, se non quelle di essere entrato un po’ morbido a centrocampo, peraltro a ripartenza già subita.

Cerco di spiegare le motivazioni che mi portano a questo ragionamento: guardando lo sviluppo dell’azione, tutto parte dalla posizione molto alta di Skorupski (di per sé un’anomalia) che mette nelle condizioni i compagni della difesa di reagire di conseguenza: Krejci allargandosi a sinistra e Denswil cercando di dare una linea di passaggio al portiere, quando quest’ultimo si arrabatta un po’ col pallone.

Poi lo stesso, dopo uno scambio con Poli, torna in possesso di Skorupski, ma il portiere invece di calciare lungo (si sente anche l’audio della panchina rossoblù che chiama il calcio lungo), stante la ormai evidente difficoltà di far partire l’azione da dietro, alza una palombella a centrocampo che diventa facile preda degli avversari in pressione. Da lì, l’effetto domino che conduce ad una serie di interventi in ritardo di tutti i restanti giocatori del Bologna.

Denswil, così come Krejci, non ha quindi il tempo di reagire a tale scelta sbagliata del portiere, mentre Palacio, che intanto si è abbassato a centrocampo, tenta il recupero perché sta già correndo all’indietro per offrire un’ulteriore linea di passaggio a Skorupski. I susseguenti tentativi di Danilo e Tomiyasu risultano infine del tutto inutili per l’evidente ritardo dell’intesa organizzazione difensiva.

Colpevolizzare Denswil per un errore del portiere mi sembra un tentativo del tutto finalizzato alla ricerca sempre e comunque di un solo colpevole, quando invece non hanno funzionato altre cose, come gli smarcamenti dei palleggiatori unitamente ad una cattiva lettura dell’estremo difensore.

Il gol del 3-1, invece, nasce da un’ottima giocata di Skorupski (anche questa evidenziato dal sonoro della panchina del Bologna con un «bravo Lukasz!») e Denswil proprio ad inizio azione (naturalmente nessuno lo ha rimarcato): il polacco prima si smarca dal pressing di un giocatore dello Schalke e poi trova proprio l’olandese, il quale trasferisce la palla a Sansone con lo stesso tipo di passaggio che aveva sbagliato col Colonia (forse Sansone si è smarcato meglio di Svanberg nell’occasione?), il numero 10 va in lungolinea per Krejci, preventivamente smarcatosi in fascia, assist a rimorchio per l’accorrente Palacio e gol.

Quindi delle due l’una: se si rimarcano gli errori bisognerebbe in egual misura sottolineare le cose positive, invece è d’uso comune etichettare un giocatore (arrivato tra l’altro con discrete referenze, visto il costo e il curriculum) prima buono e poi scarso per un paio di passaggi maldestri, denotando così la totale mancanza non solo di capacità di lettura delle partite ma anche di coerenza, facendosi abbindolare da chi giudica i calciatori in base alle valutazioni di mercato.

Che Denswil fosse buono perché costato 7 milioni di euro l’ho udito da più parti, invece andrebbe valutato per quello che farà vedere in campo, magari non addossandogli colpe non sue e smettendo di paragonarlo a Lyanco: quest’ultimo non è più un nostro calciatore, facciamocene tutti una ragione e sosteniamo Stefano, che invece indossa la nostra maglia e lo sta facendo al massimo delle sue possibilità in questo faticoso periodo di preparazione al campionato.

Tosco – Radio1909

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Foto: bolognafc.it