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Noi e loro in antitesi: ecco la Fiorentina

Noi e loro in antitesi: ecco la Fiorentina

Corvino ha costruito una squadra veramente giovane, forse un po’ ‘tenera’ ma talentuosa e di prospettiva. Noi, invece, ci arrabattiamo con una rosa più datata, sicuramente più tosta fisicamente e caratterialmente, ma di certo con meno talento e meno futuribile.
Pioli usa prevalentemente il 4-3-3, con qualche adeguamento al 3-5-2 in caso di necessità. Inzaghi fa quasi sempre l’esatto contrario, partendo con la difesa dispari per poi mettersi a risultato compromesso con l’attacco a tre.
La formazione viola è piena di giocatori interessanti con alcuni punti fermi: in difesa Pezzella (infortunato), Vitor Hugo, Milenkovic e Biraghi sono inamovibili, così come Veretout-Benassi a centrocampo e Chiesa-Simeone in attacco. Ballano invece alcuni ruoli come il terzo centrocampista, con Gerson favorito, e il terzo attaccante, con Pjaca (che però in settimana ha accusato una forte lombalgia) ad avvicendare Mirallas.
Alternative di relativo o non ancora affermato valore sono l’esterno destro Laurini, già visto ad Empoli, o Ceccherini e Hancko come difensore centrale o laterale sinistro, mentre a centrocampo Nørgaard, Dabo e Fernandes sono scelte interessanti ma poco sfruttate per ora da Pioli, così come in attacco l’eterno Thereau.
E proprio l’ex tecnico rossoblù sembra giocarsi molto, perché un organico così profondo e ben assortito produce risultati altalenanti con prestazioni modeste.
Non ha ancora trovato la fluidità della manovra, troppo imbrigliato dalle lune di Chiesa, che è certamente calciatore di caratura eccelsa ma rapisce un’infinità di palloni e non riesce a far rendere l’intero gioco dei toscani. Se si accende il numero 25, si accende la Fiorentina, altrimenti è nebbia. Non fitta, ma pur sempre nebbia.
Gioco un po’ stantio, discreta padronanza di palleggio, anche una certa supremazia territoriale, ma sempre e solo fiammate di Chiesa con tutti i compagni a guardare cosa fa, sperando di sfruttare una ribattuta di un suo tiro o una palla piovuta da una sua iniziativa.
La forza del giovane azzurro è quella di far collassare su di sé parte delle castello difensivo avversario con le sue sgroppate o con i suoi improvvisi tentativi di battere a rete, puntando anche retroguardie schierate, e non è un caso che poi Benassi sfrutti gli ampi spazi dalla parte opposta del posizionamento del figlio d’arte.
Ma per lo sviluppo del gioco viola Chiesa, paradossalmente (ripeto, paradossalmente) è proprio un limite: tutti ad aspettare e a guardare cosa fa lui.
Sta a Pioli trovare un’alternanza per non deprimere gli altri giocatori. In Nazionale, ad esempio, abbiamo visto come Chiesa venga meno servito, meno cercato. È compito dell’allenatore togliere al talentino viola un po’ di quantità per avere più qualità dalle sue giocate: magari mettendolo in posizione più avanzata, sottopunta?
L’assetto difensivo dei gigliati è certamente forte nelle situazioni di difesa posizionale, ma va in difficoltà in campo aperto, per la poca capacità di corsa di alcuni elementi di stazza e passo lungo.
Il centrocampo, invece, è reparto di sicuro valore al netto del numero di reti segnate da Benassi e Veretout, che oltre ad avere ottime capacità d’inserimento e balistiche dalla distanza sono anche capaci di far ripartire l’azione con buone geometrie, palleggiando bene anche nelle metà campo avversarie. Manca il terzo interprete: né Gerson né Edimilson hanno ancora trovato la titolarità, e ogni partita è un rebus intuire chi occuperà quella posizione.
Il terzetto offensivo vive lo stesso problema, con Chiesa e Simeone certi del posto ma con il dubbio tra un evanescente – fino ad oggi – Pjaca (prestito dalla Juventus, bizzarra come cosa, Corvino che ricorre ai prestiti della Juve) e il più esperto Mirallas.
Per una squadra ancora così da rifinire, la trasferta del Dall’Ara può essere una sorta di spartiacque. Per noi, invece, sono ormai crocevia anche le amichevoli contro la Primavera, per cui nulla di nuovo sotto il cielo di Bologna.

Tosco – Radio 1909

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Foto: sport.virgilio.it