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Perchè Orsolini fatica a giocare da seconda punta nel Bologna

Perchè Orsolini fatica a giocare da seconda punta nel Bologna

La soggettività dei giudizi nel calcio è spesso insindacabile, viste le tante variabili nel periziare un calciatore. La funzionalità, la duttilità, l’estetica, solo per fare alcuni esempi, difficilmente riescono a far concordare su di un calciatore pareri univoci, ma forse è proprio questo il sale delle discussioni e dei dibattiti che si creano attorno al mondo del pallone.
Anche noi, nel nostro piccolo, dibattiamo sul fatto che nel 3-5-2 di Inzaghi, in una squadra con così poco talento come la nostra, Orsolini non riesca a trovare posto come seconda punta.
Ora che è arrivato Sansone, il quesito è meno d’attualità, ma proprio il nuovo acquisto potrebbe svelare il perché Pippo non abbia ritenuto percorribile la strada di provare il numero 7 al fianco di Santander.
Andiamo ad analizzare il tutto.
La seconda punta è complementare alla prima o, per meglio dire, una coppia di attaccanti dovrebbe avere caratteristiche complementari.
Nel caso specifico molti prendono come esempio l’annata in cui Orsolini fece diversi gol in Serie B, più precisamente nell’Ascoli in coppia con Favilli.
Tralasciando la diversità della categoria (nel frattempo Orsolini è cresciuto, si è maggiormente strutturato sia fisicamente che tecnicamente, anche se lo stesso processo di crescita non lo ha ancora avuto sul piano tattico e ‘cognitivo’: in campo è ancora acerbo, poco disciplinato, anarchico, e il solo talento in A non basta), nell’accoppiamento con Favilli il buon Riccardo sfruttava il lavoro del compagno che, al netto di essere un centravanti molto strutturato come il nostro Santander, aveva mansioni diametralmente opposte a quelle del ‘Ropero’.
Il paraguagio è un attaccante che si abbassa, viene incontro, gioca con e per la squadra, e così facendo costringe la linea difensiva avversaria a reagire di conseguenza, facendola alzare e accorciare, aiutando quasi involontariamente gli avversari a stare più corti e più alti.
Stante così le cose, la punta che meglio si accoppia con Santander è quella che meglio sa sfruttare gli spazi sopra di lui, oltre, in profondità. Non solo il compagno di reparto, ma anche i centrocampisti possono sfruttare questo tipo di lavoro del nostro 9.
Non è il caso di Orsolini, che invece vuole palla sui piedi e preferisce convergere verso il centro con uno o più compagni oltre la sua posizione, ama avere davanti a sé qualche compagno che tenga bassa la linea difensiva avversaria in modo che, quando entra in possesso palla, possa condurre la stessa per avere degli uno contro uno e non essere raddoppiato o marcato di reparto.
Ad Ascoli, Favilli tendeva a fare il contrario di Santander, cioè allungava le difese avversarie con palloni chiesti in profondità, oppure portava palla in prima persona essendo discretamente capace di una conduzione della sfera nello spazio libero, attirando a sé parte della retroguardia avversaria in zone ampie di campo.
Quindi il giocatore che meglio si accoppia con lui è quello che sa lavorare alle sue spalle, negli spazi sottopunta, arrivando a rimorchio. Orsolini, appunto.
Vi porto un altro esempio: se quest’anno avete visto giocare Politano nell’Inter, vi sarete accorti di quanto sia più efficace, più diretto negli attacchi alla porta. Questo perché, avendo un compagno come Icardi che allunga le difese avversarie (il contrario di ciò che fa Santander), riesce ad avere porzioni di campo sottopunta in cui scatenare il suo cambio di passo, come Orsolini con Favilli.
A Sassuolo era frenato da compagni che facevano movimenti contrari a Icardi: sia Babacar che Falcinelli venivano incontro, giocavano spesso spalle alla porta, limitando così il raggio d’azione di Politano, che trovava meno campo tra se e la linea difensiva avversaria (che naturalmente era salita, reagendo al movimento ad abbassarsi della punta centrale di quel Sassuolo).
Naturalmente, a scanso di equivoci, questi movimenti vengono richiesti dagli allenatori per far sviluppare poi il gioco che ritengono più opportuno per il tipo di calcio che hanno in testa: Santander, Babacar, Icardi o Falcinelli potrebbero fare anche movimenti diversi da quelli sopra descritti, con esiti poi da verificare in corso d’opera.
Tornando al Bologna ed ipotizzando un attacco a due punte, con l’acquisto di Sansone si è cercato un giocatore capace di giocare ‘oltre’ Santander. Il nuovo numero 10 rossoblù, da tanti ritenuto solamente un esterno, è in realtà un attaccante, una punta, mentre se ci pensate bene Orsolini è più portato ad isolarsi sulla fascia.
Sono due calciatori molto diversi e ne avremo la riprova a breve, sperando che Inzaghi riesca a trovare la soluzione per poterli sfruttare entrambi al meglio.

Tosco – Radio 1909

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