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Possesso palla e altro, facciamo un po' di chiarezza

Possesso palla e altro, facciamo un po’ di chiarezza

Ricordate la conferenza stampa di presentazione di Inzaghi, quando alla domanda se preferisse il gioco di Sarri o quello di Allegri, Pippo rispose: «Preferisco il calcio pratico di Simeone»? Ieri sera, nella partita di Champions League Atletico Madrid-Borussia Dortmund, i padroni di casa col 31% di possesso e 342 passaggi eseguiti con il 75% di precisione hanno prodotto 15 tiri battendo 2-0 i tedeschi, che di contro, nonostante il 69% di possesso e 763 passaggi eseguiti con l’87% di percentuale di riuscita, hanno prodotto solo 3 tiri in porta e 0 gol.
La percentuale più bassa nella precisione dei passaggi degli spagnoli è evidentemente data dal fatto che, quando si verticalizza, la probabilità di riuscita di un passaggio è decisamente inferiore rispetto al giro palla orizzontale fatto magari nella propria metà campo (questo naturalmente vale anche per le altre squadre che optano per un calcio così, Bologna compreso).
Siamo quindi davanti ad una circostanza che riguarda solo l’Atletico, ad una nuova tendenza o al classico caso più unico che raro? Probabilmente a nessuna delle tre opzioni, ma più semplicemente al fatto che il possesso preso a sé stante non dice niente, soprattutto se la squadra che gestisce il pallone più a lungo non sa poi cosa farsene o meglio, trova difficoltà contro sistemi difensivi ben organizzati.
Diversamente l’Atletico, come da tempo sta facendo Simeone, quando entra in possesso della sfera ha idee molto chiare: immediata verticalizzazione saltando o limitando la fase di costruzione bassa, arrivando nel più breve tempo possibile in zona tiro, bypassando la zona di rifinitura con uno o due passaggi al massimo. Ripeto per chi magari non mi ha seguito nel tempo: la zona di rifinitura non è più considerata quella parte di campo appena fuori l’area avversaria, ma nel calcio di oggi inizia dalla zona mediana, cioè si può rifinire un passaggio per un’azione gol già nella propria metà campo o immediatamente oltre, trovandosi spesso le difese avversarie alte.
Qualche affinità nel gioco di Inzaghi si vede, al netto della differenza degli interpreti, compensata comunque dalle rispettive competizioni. Vero è che, con i giocatori che ha l’Atletico, questi concetti possono svilupparsi meglio, ma è altrettanto vero che il Bologna deve confrontarsi in competizioni meno difficili e quindi contro avversari meno importanti, a parte le big del campionato italiano.
Un discorso analogo sull’utilità o meno di un possesso prolungato si può fare anche per la fase difensiva e per il famoso numero di giocatori nella propria metà campo. Ormai non esiste squadra che non abbassi tutti i calciatori sotto la famigerata linea della palla. Sfido chiunque a trovare formazioni che nella normalità (cioè in situazioni non disperate o superiorità numerica data da espulsioni di avversari) lasciano anche un solo uomo oltre linea palla, nel momento in cui gli avversari manovrano: nel calcio di oggi lasciare anche un solo giocatore libero nella propria metà campo vuol dire esporsi a probabili superiorità numeriche letali.
Semmai, per giudicare l’atteggiamento di una squadra, molto dipende a che altezza si decide di alzare la difesa.
Quando Sarri arrivò a Napoli, la prima mossa che fece fu quella di alzare la coppia centrale Koulibaly-Albiol, che tante critiche aveva ricevuto durante la gestione Benitez, portandola quasi a metà campo in fase di possesso per ritrovarla alta ed aggressiva appena perso palla. Da lì nasceva il recupero alto e immediato della stessa.
I successi targati Sarri erano proprio dovuti anche a ciò, e al conseguente attacco fatto di tanti tocchi ravvicinati degli azzurri nelle metà campo avversarie, in quel modo continuo e asfissiante che ti porta poi all’errore di letture situazionali anche semplici (pensare all’asse Insigne-lancio-Callejon-gol, ci sono cascati più o meno tutti).
Allegri invece non ama alzare così la propria linea difensiva perché preferisce un recupero più basso, per poter avere poi più campo a disposizione dove distendersi, sfruttando giocatori forti nella risalita del campo palla al piede, e altri bravi nell’uno contro uno. Quindi il baricentro di Allegri è volutamente più basso di quello di Sarri, per una scelta strategica.
Riguardo al nostro Bologna, sotto la guida di Donadoni il baricentro era – dati alla mano – mediamente simile a quello di quest’anno, mentre la squadra riusciva a stare più corta, cioè dall’ultimo difensore al primo attaccante rimaneva di solito tra i 25 e i 28 metri.
Inzaghi invece preferisce abbassare i tre centrocampisti quasi a ridosso della linea difensiva, ma i due attaccanti una volta saltati dal palleggio avversario restano più alti, pronti per ricevere un pallone lungo e/o alto dalle retrovie, per ‘lavorarlo’ appoggiandosi al centrocampo e cercare poi la verticalizzazione, e solo come seconda opzione l’ampiezza sui quinti di centrocampo.
Così facendo, la squadra di Pippo risulta essere volutamente più lunga, seppure schierata mediamente all’altezza di quella dell’anno scorso (quindi non più bassa), per avere più spazi intermedi dove trovare le giocate, soprattutto degli interni, che non a caso sono poi quelli maggiormente criticati in questa fase di campionato perché accusati di non essere adatti al gioco dell’ex Venezia. Magari ci vorrà ancora un po’ di tempo, oppure quelli più adatti li abbiamo già in casa e si chiamano Svanberg e Donsah.
Immagino quanti di voi avranno esempi da portare in contraddizione a ciò che ho appena scritto, il calcio è bello proprio perché si presta a varie argomentazioni, ma cercando di non essere particolarmente lungo per non togliere interesse all’articolo spero di essere stato abbastanza chiaro da stimolare un dibattito finalmente calcistico e non fazioso.

Tosco – Radio 1909

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