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Spal come sempre, e Inzaghi?

Spal come sempre, e Inzaghi?

Ormai, dopo un campionato e mezzo di Serie A, non possiamo certamente sorprenderci nel definire la Spal come una squadra cresciuta ad immagine e somiglianza di mister Semplici: gli estensi hanno, come pochi altri, una precisa identità, e questo a mio avviso è in assoluto un pregio.
Al netto del suo 3-5-2, è la sicurezza con cui il modulo viene interpretato che dà quelle certezze ad una rosa appena sufficiente per affrontare il massimo campionato.
Indipendentemente dal risultato di domenica, Semplici e la sua truppa continueranno ad andare avanti come sempre, forti delle proprie convinzioni, figlie anche del fatto che questa è la quinta stagione in cui l’allenatore toscano ha la possibilità di insegnare il suo calcio, e non è cosa di poco conto.
Diverso è l’ambiente esterno, che invece pare ormai insofferente. Ma si sa, quando abitui bene una piazza la riconoscenza non è di casa, in un mondo dove regna l’ignoranza più assoluta. Parliamo di due promozioni e una salvezza per una piazza che era da quarantanove (49!) anni che non giocava in A, e nel 2013 ha dovuto fondersi con la Giacomense per non perdere i diritti a partecipare alla Lega Pro.
Come si può dimenticare tutto questo in soli cinque anni?
Mali di questo mondo impazzito dentro allo schermo di uno smartphone. Ma tant’è, avanti pure.
Sul nostro versante facciamo invece questa ipotesi, sperando che Inzaghi soddisfi le richieste dei tifosi, ormai insofferenti allo schema fino ad oggi quasi sempre adottato.
Ho pensato ad una retroguardia a quattro senza specificare da chi sarà composta, perché ad oggi è un po’ come tirare a sorte (io proporrei Calabresi-Danilo-Helander-Dijks), mentre i tre di centrocampo (Pulgar-Poli-Soriano) e i tre d’attacco (Orsolini-Santander-Sansone) sono più facili da ‘battezzare’, con la sola eccezione dell’esterno destro essendoci un possibile ballottaggio tra Orsolini e Palacio.
Come sottolineato più volte, conta a quale altezza decidi di alzare i difensori, e quindi ipotizzo una linea volutamente più alta, non certamente come quella della Sampdoria (la più alta del torneo, ci vuole coraggio e predisposizione mentale, non si improvvisa) ma in media con altre squadre che difendono a quattro.
Come può il Bologna fronteggiare il palleggio difensivo della Spal, che gioca un calcio posizionale ben organizzato, e andare a disturbare le loro linee di gioco?
Prima ipotesi: sul giro palla dei tre centrali difensivi, Santander ‘balla’ tra Vicari e Felipe, lasciando ricevere Cionek (pressing orientato), il meno dotato dei difensori ferraresi, con conseguente prima marcatura dei nostri esterni offensivi sui quinti avversari (Sansone su Lazzari e Orsolini che ‘balla’ tra Felipe e Fares, per non dare il passaggio sul lato opposto).
Cionek, libero da marcatura, può forzare il passaggio su Lazzari, trovare Schiattarella in mezzo o Kurtic frontalmente, oppure alzare il pallone per le punte, quindi i rossoblù dovranno giocoforza alzare il pressing su questi calciatori (Soriano su Kurtic e Pulgar su Schiattarella, mentre Poli scherma a distanza Missiroli che è opposto alla zona della palla, ma che potrebbe accentrarsi per venire a riceverla) e alzare la linea difensiva sull’attaccante che non viene incontro, facendo uscire un centrale sull’altro attaccante che si abbassa per ricevere (uno in marcatura e triangolo difensivo in copertura).
Così facendo obbligheresti la Spal a tre giocate forzate: la prima su Lazzari marcato da Sansone, la seconda su un attaccante marcato da un difensore in uscita dalla linea, la terza palla alta o nello spazio sull’altra punta comunque marcata dalla linea.
Seconda ipotesi: lasciare il giro palla ai tre difensori avversari (pressing di densità), marcature su tutti gli appoggi della linea mediana (Santander su Schiattarella, Sansone su Lazzari, Orsolini su Fares, i due interni in uno contro uno) e raddoppio sulle linee di passaggio degli esterni bassi, vista la superiorità della linea difensiva (quattro contro due con Pulgar libero di schermare il passaggio all’attaccante avversario che si abbassa per ricevere).
Terza ipotesi: marcatura sui centrali difensivi già dal giro palla (pressing offensivo), scivolamento sui quinti di centrocampo avversari con le mezzali e scalate a centrocampo per schermare gli appoggi opposti, salita di Pulgar su Schiattarella e obbligo di lancio lungo da parte del portiere avversario o del giocatore verso il quale viene portata la pressione.
Naturalmente ognuno di queste tre letture ha vantaggi e svantaggi.
Lascio a voi il compito di dibattere, non prima di avervi avvisato che se poi Pippo disporrà la squadra secondo il 3-5-2 avremo parlato di niente. Come spesso capita, tra l’altro.

Tosco – Radio 1909

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Foto: bolognafc.it