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Udinese-Bologna 2-1: il Tosco l'ha vista così...

Udinese-Bologna 2-1: il Tosco l’ha vista così…

Alla Dacia Arena le squadre si dispongono secondo moduli ‘fluidi’.
I nostri con un finto 4-2-3-1: Mbaye-Danilo-Lyanco centrali, Dijks e Orsolini sulle fasce, Poli-Dzemaili coppia davanti alla difesa e Palacio-Soriano coppia dietro Santander, quindi più precisamente un 3-4-2-1.
I friulani, invece, con un pragmatico 3-5-2, ma viste le numerose assenze in mediana è all’atto pratico un 4-4-2: De Maio-Ekong-Nuytinck-Zeegelaar la linea difensiva, Ter Avest-Larsen-Mandragora-De Paul la linea mediana, Okaka e Pussetto in avanti.
Mi sono dilungato sulla disposizione tattica perché la partita, nel primo tempo, aveva messo in mostra proprio questi atteggiamenti delle due formazioni: un Bologna obbligato – dalla classifica e dalla filosofia che sta provando a dare Mihajlovic – a fare la partita, e un’Udinese ben contenta di contenere e ripartire, o meglio ‘picconare su’, anche se con gran fatica.
Inutile dilungarsi, immagino che tutti abbiate visto la gara e come i rossoblù siano stati bravissimi a fare tutto da soli: gol sbagliati come al solito e suicidio di Pulgar. No, alcuni beninformati mi dicono che fosse Poli…
Rigore regalato a metà della prima frazione, rincorsa per recuperare, aggancio avvenuto con Palacio ma energie finite, purtroppo.
Tutto per rincorrere un penalty assurdo.
La ripresa? Una sofferenza, con una squadra senza capo né coda, piantata sulle gambe, incapace di reagire ad un’avversaria che lanciava lungo per Pussetto e bastonava con Okaka.
Una tonnara con falli a ripetizione, perdite di tempo assurde, provocazioni a raffica e chi più ne ha ne metta, ma in questa situazione ci siamo entrati da soli: come Mattiello contro il Frosinone, così ieri Poli.
Qualche schermaglia, dicevo, un po’ di qua e un po’ di là, poi a dieci dalla fine un cross leggibile di Larsen e ancora Helander a farsi saltare in testa da Pussetto, per il raddoppio dei friulani.
Scusate, sempre i beninformati mi dicono fosse Lyanco e non lo svedese.
Il brasiliano, dopo quarantacinque (45) minuti fatti bene a Milano, era già stato battezzato come fenomeno, ma ieri si è comportato all’incirca come Helander: arruffone palla al piede e distratto in area di rigore.
Cose che capitano, misteri felsinei, battezzare alcuni buoni a prescindere e altri tristi. Così, per simpatie o per partito preso.
Invece, pur mancando i due reprobi, i due appestati Helander e Pulgar, le crepe le hanno fatte altri, ahinoi.
E adesso?
Avanti come se niente fosse, mal che vada perderemo anche la prossima. Cosa volete che vi dica, che col Cagliari bisogna vincere per forza?
Un’abbracciatona a tutti, ne abbiamo bisogno.

Tosco – Radio 1909

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Foto: sportmediaset.mediaset.it