Sempre e Comunque
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Per descrivere l’esperienza di Filippo Inzaghi a Bologna ci si potrebbe limitare ad una media che conosciamo solo da certi formati di birra: 0,66. Non centilitri ma punti, purtroppo. Ahinoi, ci ricorderemo soprattutto di certi annunci tonanti in conferenza stampa alla vigilia delle partite («domani saranno applausi», «ripagheremo la fiducia», «ho un debito con Bologna») o di uscite poco simpatiche al termine («vieni a fare il corso di Coverciano e poi ne riparliamo»), come pure non ci mancheranno i post su Instagram contro gufi inesistenti.
Nessuno lo ha ostacolato nella sua avventura: ha avuto tutti dalla sua parte, e si è potuto permettere il lusso di non vincere per quattro mesi di fila in campionato senza essere fischiato. Alla fine se n’è andato da Casteldebole senza nemmeno abbassare il finestrino al tifoso che gli chiedeva di salutarlo. Mi sovviene un suo predecessore, Delio Rossi, che dopo averne perse otto su dieci salutò tutti e si trattenne fino a notte inoltrata col suo sostituto appena nominato.

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