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Zeitgeist bolognese

La differenza tra una stagione fallimentare e una esaltante la fanno i finali di campionato, quella mezza dozzine di partite che orienta la classifica e lascia il senso dell’ultima immagine. L’atmosfera di scoramento, immobilismo e immutabilità delle sorti rossoblù degli ultimi tre lustri ha attecchito grazie ai modestissimi finali di campionato inanellati negli anni Duemila, tutti adagiati su un ritmo più o meno simile. La forza rivoluzionaria di Mihajlovic, al di là di una salvezza ormai di fatto conquistata contro ogni pronostico, sta nell’aver sovvertito questo copione. E proprio da qui si dovrebbe ripartire. Nel 1964/65, i felsinei ancora campioni d’Italia in carica sbracarono malamente nel finale e si ritrovarono contestati dai tifosi. Lontana che possa essere, quella è la scena madre che ha fatto da matrice a quasi tutte le annate successive, come se un enorme e pachidermico senso di sazietà avesse pervaso lo zeitgeist bolognese.
Serviva un tecnico serbo che non vive sotto le Due Torri, se non il tempo necessario per appoggiarsi in hotel, per non alimentare questa perniciosa abitudine. Che negli anni ha contagiato tutti, locali e forestieri: Guidolin nel 2001/02 (4 sconfitte nelle ultime 6 e qualificazione Champions sfumata all’ultima giornata), bis l’anno successivo (4 k.o. su 6) e tris nel 2003/04 con Mazzone, prima del ‘capolavoro’ al contrario, quello del 2004/05, quando tre pari e tre sconfitte costarono il nefasto spareggio col Parma, nel primo anno della Serie A a 20 squadre. Così è stato anche nel 2009/10 con Colomba, nel 2010/11 con Malesani e nel triennio donadoniano. Solo un forte stato di necessità, nell’anno di Papadopulo e quest’anno con Sinisa, ha obbligato il Bologna a svegliarsi nel finale. Con l’evidente paradosso che questa stagione, cominciata come la peggiore di sempre, rischia ora di esser ricordata come la migliore dal 2011 ad oggi. E questo non perché sia stata effettivamente la migliore, ma perché appunto è il finale a determinare sempre la bontà dell’ultimo boccone. Non si potrà pescare tutti gli anni un altro Mihajlovic, a meno di trattenerlo in panchina da subito.

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