C'è solo di che sorridere

C’è solo di che sorridere

Ieri a San Siro è arrivata la quinta sconfitta per il Bologna sotto la gestione Mihajlovic. Immeritata ma da accettare, perché non si possono sempre levare i pugni al cielo. Detto questo, non ci si lamenti più di tanto, a tre turni dal termine trovarsi al 15° posto con 37 punti è un mezzo miracolo per come si era incanalato il campionato. Dopo la ‘tragedia’ Inzaghi, capace di ottenere solo 14 punti in 21 incontri, chi si sarebbe mai aspettato uno scenario tanto positivo alle soglie della 36^ giornata?
È vero, non c’è ancora la matematica salvezza, cosa che fa alzare la cresta a orde di ‘gufacci’ che prevedono un finale di stagione tra drammi e tracolli. Pongo però alcune semplicissime domande che dovrebbero fugare ogni dubbio: si sta meglio a 37 o a 32? È più favorevole giocare due partite su tre in casa (Bologna-Parma e Bologna-Napoli) o due su tre in trasferta (Sampdoria-Empoli e Inter-Empoli)? È più importante avere lo scontro diretto a favore o non averlo? Ci sono solo felsinei e toscani a doversi contendere la permanenza in A? E per finire: perché diamine i rossoblù non dovrebbero più fare punti mentre la squadra di Andreazzoli sì?
Comunque vada, anche se il crisma dell’aritmetica dovesse arrivare all’ultimissimo minuto e faticosamente, ci sarà solo di che sorridere, perché non più tardi di 14 gare fa capitan Dzemaili e compagni sembravano ormai spacciati. Adesso invece il Bologna ha un’identità ben precisa, ha gioco, compattezza, coraggio e grinta (pure troppa), e anche un centravanti che entra e segna, arma preziosa in vista delle restanti sfide. Per programmare in concreto traguardi più ambiziosi, facendo tesoro degli errori commessi, ci sarà tempo e modo a partire dal 27 maggio.

© Riproduzione Riservata