Mihajlovic crede in Destro: a fine ritiro si discuterà il rinnovo dell'attaccante marchigiano

Destro, una prodezza da ‘outsider’

Il gol di Destro (due reti in appena 356′ di gioco nella stagione in corso, ovvero un sigillo ogni due partite) a tempo scaduto rientra nei guilty pleasures più desiderabili dello sport bolognese: poter esultare per una vittoria – potenzialmente – decisiva grazie a una prodezza di un outsider, un film già visto e celebrato in moltissime altre occasioni, dal gol-promozione di Dino Fava al colpo di testa allo scadere di Daniele Paponi che uccide il Palermo e spiana la strada verso la salvezza. Cosa abbia reso outsider un lusso come Destro (attaccante pagato più di 10 milioni e stipendiato con una cifra che servirebbe ogni estate a comprare un paio di Verdi) è la materia preferita della polemistica sportiva locale. Ancor oggi ricercare la causa principale del suo rendimento complessivamente deludente è impresa piuttosto ardua, se non vana. Deludente, già, ma perché? A guardare i suoi numeri assoluti (97 partite, 27 gol), quello di Destro è un percorso assolutamente accettabile, in linea se non superiore a quello di molti predecessori, a meno che il paragone non voglia spostarsi sui fuori categoria (il ristrettissimo club dei Signori e dei Di Vaio).
Il punto non è quanto abbia fatto questo giocatore, ma quello che avrebbe dovuto fare in conseguenza del peso economico di cui è stato caricato quattro estati fa. Perché se siamo intellettualmente onesti, a questo rete decisiva contro il Sassuolo bisogna accostare tutte le altre mai realizzate che il suo cartellino avrebbe dovuto implicare (la famosa doppia cifra, raggiunta un solo anno su quattro). Lo diciamo senza acredine verso il ragazzo, che a dire il vero non ha mai dato motivo, a noi commentatori, per rendersi indisponente. È stato solo un problema di rapporto tra aspettative/risultati, non di risultati in sé. Altissime e smisurate le prime, normali – né più né meno – i secondi. Così, nella figura di Destro si coagulano e trovano bandiera tutte le attese deluse di questo quadriennio, cominciato con sogni di Europa e finito (speriamo) a champagne per una salvezza all’ultima giornata, come nella miglior profezia di Bigon. Tutti gli exploit tardivi di Destro, le sue fiammate, le sue sparizioni e i suoi ritorni sono la metafora di questi ultimi anni. E il fatto che Mattia si sia stirato esultando, beh, non fa che rendercelo ancora più simpatico.

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