Il progetto tecnico del Bologna è ben incardinato, Bigon ha dimostrato sul campo di meritarsi il rinnovo

Il giusto tributo a Bigon

Quando Riccardo Orsolini arrivò a Bologna portava con sé una cattiva notizia: era il sostituto di Simone Verdi, ceduto nel dicembre 2017 al Napoli, ma miracolosamente rimasto in rossoblù fino a giugno 2018 (e meno male, sennò oggi racconteremmo un’altra storia). L’erede di Verdi ha poi impiegato quasi dieci mesi, non pochi, per dimostrare non solo di essere degno del predecessore, ma pure meglio, se si considera che alla sua età il collega oscillava tra Juve Stabia ed Empoli con un totalizzatore assai più modesto (5 gol in B e uno in A coi toscani).
Diciamo questo, poco dopo la prima vittoria dell’Italia agli Europei Under 21, per tributare un riconoscimento a chi su Orsolini ha scommesso dal primo minuto, ovvero Riccardo Bigon, giustamente criticato per Falletti, Avenatti, Falcinelli e compagnia, ma mai abbastanza considerato per gli evidenti meriti. Colpa di un atteggiamento prudenziale che ad una piazza sportivamente repressa e mortificata come Bologna non ha mai giovato.
Il ruolo del direttore sportivo accanto al super-supervisore Walter Sabatini sarà tutto da decidere. Le diarchie nel calcio hanno sempre funzionato poco e male (ricordate quando a Roberto Zanzi fu imposto l’affiancamento di Salvatore Bagni?), ma questa che s’annuncia è motivata da un bene superiore: quello della conquista dell’Europa. Aver trattenuto Orsolini spendendo la cifra più alta dell’era Saputo (14-15 milioni di euro) è la miglior riconferma in cui potesse sperare Bigon: questo sì che l’ha rilegittimato, oltre ogni più ottimistica previsione.

© Riproduzione Riservata