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Il vento è cambiato

Il Bologna di Sinisa, evidentemente, comincia a spaventare senza nemmeno scendere in campo. Dopo l’Empoli, anche l’Udinese è caduta nella trappola psicologica del ‘ora o mai più’ e ha cacciato Davide Nicola, che pure solamente due domeniche fa aveva vinto lo scontro diretto coi rossoblù. È un altro segnale favorevole del vento, finalmente cambiato, sulle sorti del Bologna. Una squadra che, da quando è arrivato Mihajlovic, viaggia sopra tutte le altre nella marcia verso la salvezza. Il percorso è tutt’altro che concluso. E in una classifica così corta, basta un passo falso per ripristinare condizioni sfavorevoli. Ma a dieci giornate dalla fine si può ancora valutare con lucidità l’inerzia di un cammino, anziché i suoi sviluppi. E l’inerzia continua a dire, a piccoli passi e strappi sempre più decisi, che l’assestamento sta riportando i felsinei in asse.
Quanto tardivamente sia stato operato questo correttivo l’abbiamo già ripetuto. Ed è questa, in fondo, l’unica grande colpa della società. Non l’aver scelto Inzaghi, ma averlo difeso oltre la soglia dell’indifendibile. Ciò detto, se le condizioni lo permettono, andrebbe garantita sin da adesso la posizione di Mihajlovic, il quale ha – com’è noto – una clausola di uscita dal contratto in caso di salvezza. Come si fa a non inoculargli la tentazione di andarsene anche a traguardo raggiunto? Assicurandogli un progetto credibile, che non punti alla semplice salvezza (che poi tanto semplice, come si è visto, non è). Se un anno fa furono date le chiavi della macchina a un neopatentato, non si capisce perché non si dovrebbe fare lo stesso con un allenatore che in sette partite ha già dimostrato di valere molto più dei punti in classifica. O vogliamo ripartire di nuovo da zero?

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