L'importante è vincere, non partecipare

L’importante è vincere, non partecipare

“Il Bologna non ha nulla da perdere”, si usa dire così quando al Dall’Ara arriva la Juventus o un’altra delle cosiddette ‘grandi’. E ancora: “Firmerei un pareggio”, sostiene chi non ha capito che il calcio è competizione e non basta solo partecipare, ogni tanto bisognerebbe anche sapersi imporre. Scendere in campo puntando all’obiettivo minimo sa tanto di ‘Io speriamo che me la cavo’, per citare lo splendido film di Lina Wertmüller con un superlativo Paolo Villaggio. È ora di finirla con questi luoghi comuni, con queste giustificazioni, con questa arrendevolezza che pervade una città ormai incapace anche solo di pensare ad una piccola soddisfazione.
Con la Vecchia Signora si deve fare di tutto per vincere, perchè ogni partita fa storia a sé (l’Udinese corsara nel pomeriggio a Milano contro l’Inter capolista insegna) e i pronostici sono fatti per essere sovvertiti. Non stiamo chiedendo lo scudetto, la Champions, neppure l’Europa League o il decimo posto, ma solo un successo in grado di regalare quella magica emozione che manca dal 1998, da quel 3-0 firmato Paramatti, Signori e Fontolan. È passato così tanto tempo che ormai si può dire: “Io c’ero”. E questo deve far riflettere, tanto. Vent’anni da quel bellissimo pomeriggio: la Curva Andrea Costa in festa, uno sventolare di bandiere rossoblù, la Juventus a testa bassa. Siamo a casa nostra. Cuore e palle, palle e cuore. Regalateci una gioia ragazzi, sarete ricordati nel tempo.

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