Destro, finalmente padrone di sé stesso

Destro, finalmente padrone di sé stesso

Se delle quattro stagioni di Mattia Destro a Bologna se ne dovesse indicare una, la migliore, quale scegliereste? Io non ho dubbi: l’ultima. Perché riuscire a segnare quattro reti (decisive in tre casi, ovvero una vittoria e due pareggi) partendo solo cinque volte titolare, saltando di netto venti partite e giocandone dieci sotto la soglia dei dieci minuti, io tutto questo non posso che definirlo un successo. Sia chiaro: non è con quattro gol che Destro potrà considerarsi appagato. Ma non è nemmeno questo l’anno giusto per condannarlo. Se si aveva intenzione di cambiarlo, occorreva coraggio e bisognava mandarlo via dopo la prima stagione, o al massimo dopo la seconda. Dalla terza in avanti, si è diventati suoi complici nell’attendismo.
E allora adesso tanto vale assecondarlo. Vuole rimanere? Rimanga. Ha un anno di contratto e due strade che si aprono al bivio: o fa panchina e lo si stipendia a quasi due milioni netti; o si rimette in gioco e prova a dimostrare di meritarsi un rinnovo a cifre più congrue. Il momento è irripetibile: per tre campionati ha convissuto con un allenatore che a malapena lo sopportava; per sei mesi ha resistito a un altro che nemmeno voleva vederlo in panchina; adesso, invece, è arrivato l’unico tecnico degli ultimi quattro anni capace ascoltarlo. La Nazionale ormai è un ricordo. Le grandi squadre pure. Non esistono più distrazioni, alibi, ambizioni, velleità. Questo è l’anno in cui giocare senza finalmente nulla da perdere, nulla da chiedere, nulla da recriminare. Quale miglior occasione di questa?

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