Spadafora, dove sta la coerenza?

Spadafora, dove sta la coerenza?

Il ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora ha trovato in Damiano Tommasi un insperato alleato nella battaglia per chiudere definitivamente le porte del calcio italiano. Una sua nota, riecheggiata proprio dal presidente dell’Assocalciatori, ha messo in serio dubbio l’inizio di Parma-Spal, poi svoltasi regolarmente seppur con 75 minuti di ritardo. È la prima volta che un ministro dello sport entra così perentoriamente nella vita calcistica italiana, condizionandone l’andamento. Con ragione? Crediamo di no. Lo stesso Spadafora, infatti, era quello che fino a poche ore prima di questo exploit aveva tenuto contatti con le aziende televisive private per trovare un’intesa sulla trasmissione in chiaro delle partite. Dove sta la coerenza?
Nessuno mette in dubbio che la salute (anche quella dei calciatori) sia il primo obiettivo in queste settimane di delirio nazionale. Ma come ai medici, agli infermieri, agli operatori delle forze dell’ordine non si chiederebbe mai di interrompere il loro lavoro, a maggior ragione in questo periodo, così bisognerebbe chiederlo ai calciatori, che sono gli ultimi rappresentanti ancora attivi del tacitato mondo dell’intrattenimento in periodo di Coronavirus. Con i teatri e i cinema chiusi, con l’impossibilità di riunirsi e di praticare sport, il calcio è diventato di colpo l’ultimo e unico spettacolo disponibile da qui al 3 aprile. Fermarlo significa arrendersi all’idea che fino a quella data non si possa più fare davvero nulla.
Per questo ha torto anche Balotelli quando – non rendendosi conto del proprio ruolo sociale – reclama il diritto alla chiusura dello show. E bene ha fatto la Lega Serie A a difendere, in condizioni di sicurezza sanitaria e nel rispetto dei protocolli, il sacrosanto diritto di scendere in campo, peraltro al doloroso e costosissimo prezzo delle porte chiuse. Se c’è qualcosa che può tenere in casa gli italiani per qualche ora in più sarebbe proprio il calcio trasmesso su tutte le reti in chiaro: è tanto difficile capirlo?

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Foto: ansa.it