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Bigon-Corvino: qui meglio il primo

Bigon-Corvino: qui meglio il primo

Oggi cerco guai e quindi questo spazio ‘Quale allegria’, dove parliamo d’altro e non di calcio, lo dedico invece alla vigilia di Bologna-Fiorentina. Provocando.
Ogni sfida tra Bologna e Fiorentina è pretesto, da due anni, per rievocare sui media Pantaleo Corvino e confrontarne il lavoro sotto le Due Torri con quello di Riccardo Bigon. L’Armata Pantaleone a Bologna è sempre molto agguerrita quanto addolorata e i fazzoletti sono ancora umidi di lacrime, quanto intrise le penne di veleno contro i ‘corvinicidi’ rimasti a Casteldebole, che si macchiarono del peccato originale indelebile.
Vi risparmio la ricostruzione della vicenda, tanto ognuno ha la sua, ma sul fatto che sia stato un matrimonio lampo infelice siamo tutti d’accordo.
La mia idea è che non sia giusto giudicare l’operato di un direttore sportivo per una sola stagione e di fatto tre mercati (due invernali). Ce ne vorrebbero almeno tre di campionati, specie se ha dovuto partire da zero.
Il confronto con Bigon dunque non ha senso, avendo operato entrambi in condizioni diverse. A me stanno simpatici entrambi. Hanno anche un problema comune, relativo alla comunicazione: uno purtroppo non si capisce cosa dice e l’altro purtroppo si capisce cosa dice.
Ma se proprio la si vuole mettere in piedi, questa sfida sbilenca, sembrerò eretico o ubriaco a molti dicendo che allora è Bigon quello che ha lavorato meglio dei due a Bologna.
Corvino, considerato un fuoriclasse – giustamente – nella sua categoria, qui non ha lavorato da fuoriclasse. Con tutte le attenuanti del caso, certamente.
Ha speso 40-45 milioni (nemmeno troppi per fare una squadra quasi da zero) e del suo lavoro oggi è rimasto solo Pulgar. Ci sarebbe Diawara, se non fosse stato ceduto. Due giocatori su undici. Non una semina fenomenale.
Corvino ha avuto il grande merito di aver scovato Diawara (preso a 800 mila euro e venduto a 14 milioni) e aver preso Mirante e Giaccherini.
Sospendiamo il giudizio su Rossettini, Mbaye e Donsah, non del tutto negativi e comunque ancora da decifrare del tutto.
Poi elenchiamo: Destro, Rizzo, Crisetig, Krafth, Mancosu, Mounier, Taider, Floccari, Zuniga, Constant, Falco. Non cito Gastaldello perché secondo me è stato deludente, ma il parere non è unanime.
A me pare comunque un bilancio (parziale) negativo. Di sicuro non da fuoriclasse. Restando, senza soldi in tasca, avrebbe poi fatto straordinari mercati negli anni successivi? Non lo sapremo mai. Affermare di sì con certezza è fideistico, non logico. Non lo condanno, ma nemmeno credo ci siano gli estremi per la beatificazione.
Bigon ha sulla coscienza Gonzalez, De Maio, la coppia Falletti-Avenatti. Mettiamoci anche Petkovic e Sadiq, Keita, Valencia. Se vogliamo, Helander. Lo scambio Falcinelli-Di Francesco ad oggi grida vendetta. Sospendiamo il giudizio su Nagy, Krejci e Paz.
Però ha scovato Verdi, miglior plusvalenza nella storia del Bologna (da 1,5 a 25 milioni), anche più di Diawara. E ha preso Skorupski, Di Francesco, Santander, Orsolini, Svanberg, Calabresi, Mattiello, Dijks, Palacio, Poli, Dzemaili (bene il primo anno, almeno), Okwonkwo, Kingsley (pare stia andando forte a Perugia).
Con 40-45 milioni (provenienti dalle cessioni che sappiamo) ha allestito tre squadre di Serie A anziché una. A me pare un bilancio migliore rispetto a quello del predecessore, ammesso che il lavoro del d.s. sia solo quello di fare la spesa.
Nulla di trionfale, molto di eccepibile e opinabile, ancora tante incognite che pendono. Non dico mica che abbia strabiliato. Ma mi chiedo come facciano ancora i Corvi-boys a vedere un divario abissale a favore di Pantaleo.

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