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Bigon Big-off

Bigon Big-off

Lo scorso 20 novembre scrissi in questa rubrica che Riccardo Bigon a Bologna ha lavorato meglio di Pantaleo Corvino, se proprio si doveva ingiustamente paragonare l’operato di chi ha avuto tre anni di tempo (e ben pochi denari) e chi solo uno (ma più denari). Detto ciò, non significa che Bigon abbia lavorato alla perfezione, ma che hanno lavorato maluccio entrambi. Oggi andiamo oltre questo sterile pretestuoso confronto perché, passati tre mesi, abbiamo nel frattempo acquisito ulteriori importanti elementi di giudizio da mettere sulla bilancia. E sono, ahinoi, in prevalenza negativi.
Il principale errore – di cui ora, rispetto a novembre, non si ha più il timore ma la certezza – è stato scegliere un allenatore inadatto alla situazione (incapace o no, non entro nel merito, si vedrà poi: qui, sicuramente, inadeguato). Perseverare nel difenderlo è stato un secondo errore, altrettanto pesante.
Il mercato di gennaio non lo si può ancora giudicare: lo sapremo alla fine se quei rinforzi saranno stati sufficienti. Di certo mi aspettavo di più e di meglio. Non tanto per la formula dei quattro prestiti, uno solo con obbligo di riscatto in caso di salvezza (Sansone). Per salvare la baracca servivano piedi buoni, prestiti o no non conta. Zero euro investiti nell’immediato mi sono sembrati decisamente pochini, e questa è un’attenuante per Bigon.
La domanda da farsi ora è un’altra: è immaginabile un quarto anno di Riccardo Bigon a Bologna? Secondo me no, indipendentemente dall’esito del campionato: se anche sarà salvezza, come tutti speriamo, rimarrà comunque un campionato negativo (catastrofico in caso di retrocessione, negativo in ogni altro). Non credo, anche se mi piacerebbe tanto, che Mihajlovic possa concludere con più punti e un piazzamento migliore dello scorso torneo. Dunque, i tre anni di Bigon saranno stati tutti in decrescendo e in peggioramento. Per cui, al netto della furia popolare che lo indica come uno dei maggiori responsabili, ci sono bastevoli elementi per dire già da ora che il ciclo triennale debba ritenersi compiuto. Basta così. E lo sottolineo perché la piazza – attenzione… – non deve considerare per scontata e logica la fine del rapporto con Bigon, aldilà degli accordi contrattuali.
È vero che, finché non sapremo in quale categoria militeranno i rossoblù la prossima stagione, nessun direttore sportivo potrà intanto iniziare la costruzione della prossima squadra. Non c’è urgenza. Ma vale anche il contrario: cosa sta a fare, comunque, ancora qui Bigon? Mihajlovic non mi pare necessiti di interlocutori o di tutor o padrini nello spogliatoio, ammesso che l’attuale d.s. possa essere ritenuto tale da Sinisa. Se deve confrontarsi su questioni di campo, può farlo con Di Vaio. Di fatto il Bologna restò senza d.s. anche quando con Corvino si ruppe a Pasqua, tre anni or sono. Si può sopravvivere.
Credo che sarebbe meglio, nel giro di un paio di mesi, salutarsi, dando correttamente a Bigon anche l’opportunità di guardarsi intorno e preparare il trasloco anziché attendere la scadenza del contratto e aspettarsi magari il rinnovo, come ha auspicato pubblicamente. Invece la conferma o meno non può più dipendere dall’esito di questo campionato.
Chi al posto di Bigon? Non nomi, ma un ovvio identikit: un direttore dell’area tecnica di maggiore spessore, esperienza e creatività, comunque di maggiore personalità, cui dare anche maggiore autonomia e nei confronti del quale la società abbia quella fiducia e quell’intesa che si persero troppo presto nel rapporto con Corvino.

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