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Cucchi e Aldrovandi: morire di cinismo

Cucchi e Aldrovandi: morire di cinismo

«Che palle ‘sto Cucchi». Si è letto anche questo, in Rete, e pure di molto peggio, in questi giorni. Anche ora che un carabiniere s’è pentito del suo silenzio e dopo dieci anni, meglio tardi che mai, ha ammesso che il ragazzo effettivamente è stato pestato. Non troppo diverso, anche se ora ha smentito e corretto, l’attuale Ministro degli Interni Salvini, quando disse due anni fa che la sorella di Cucchi faceva schifo. Alcune considerazione su questa vicenda:

1) Ha scritto bene Michele Serra: non si devono dire cose tipo «hanno sbagliato, MA io sto sempre dalla parte dei carabinieri» (Ignazio La Russa). Quel MA è errato. Dalla parte dei carabinieri e di tutte le forze dell’ordine che in maggioranza lavorano bene e meritano rispetto, ci si sta proprio punendo, e non coprendo, chi di loro sbaglia e infanga tutti gli altri. Lo dice il nipote di un ex carabiniere, io.
2) Non bisogna mai smettere di cercare la verità. La crepa si è aperta proprio perché in tanti hanno continuato – come ora per Federico Aldrovandi – a ricordare e protestare, con ostinazione, in ogni modo. Se tutti avessero insabbiato col silenzio, come tanti avrebbero voluto, o sminuendo l’accaduto, non si sarebbe arrivati a nulla.
3) Mi piace pensare che abbia un merito, in questo, anche il bel film Sulla mia pelle con un grande Alessandro Borghi. Bello perché crudo e asciutto senza essere fazioso né retorico, bello perché fa capire che Cucchi è morto non solo di botte, ma anche di ignavia, menefreghismo, vigliaccheria, disumanità, omertà e ‘routine’ di tutto il sistema. Bello perché non fa di Cucchi un eroe simpatico: era uno spacciatore, un borderline. Ma come tutti aveva diritto a giustizia regolare, non sommaria. Dire che siccome era uno spacciatore in qualche modo se l’è cercata è come dire che chi viene violentata «però aveva la minigonna».
4) Di tutta questa storia mi fa schifo chi dice di provare noia o schifo. Cioè il cinismo. Si parla delle vittime e dei parenti delle vittime senza umanità, senza pietà, come se fossero oggetti, come se fossero protagonisti di un film o di un reality e non persone vere: oltre al dolore devastante e al danno irreparabile, debbono anche vedersela, come i genitori di Aldrovandi, col quotidiano cinismo spicciolo da social, il dileggio, il sarcasmo, le strumentalizzazioni di una politica che per due clic in più su un tweet o un post calpesta cadaveri, persone e sentimenti, senza alcun pudore. Lo stesso vale anche per gli ex brigatisti come la Balzerani che fanno ironia fuori luogo sulle «vittime di professione». Mi fa schifo, e paura, una società che non sappia più immedesimarsi, non sappia più cosa sono il rispetto – anche nella differenza di opinioni –, la pietà e la compassione. Le botte vengono dopo, prima si muore proprio di cinismo.

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Foto: ilfattoquotidiano.it