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I boschi e i marroni

I boschi e i marroni

A Bologna è spuntato un bosco. No, non quello inaccessibile dei Prati di Caprara che sta lì da sempre, ma molti hanno scoperto esistere ed essere indispensabile solo quando si è parlato del progetto stadio: l’ipotesi di farci un centro commerciale e renderne fruibile a tutti almeno metà è tramontata, la polemica è stata rinviata a data da destinarsi e i Prati di Caprara possono tornare a essere sterpaglia inaccessibile di cui non frega nulla a nessuno fino alla prossima occasione.
No, il bosco (boschetto, super-aiuola) in questione è quello che c’è in piazza Santo Stefano in questi giorni: quaranta querce che, dopo l’inaugurazione ufficiale di domenica 23 alle 18:30, resteranno lì fino a venerdì 28 e poi torneranno nel vivaio.
È un’installazione di tematica ambientalista dell’archistar locale Mario Cucinella. L’ha voluta e pagata un privato, cioè l’azienda Iris Ceramica − in occasione del Cersaie – che nella stessa piazza, nel 1972, fece una cosa analoga esponendo per una settimana le opere di 25 artisti, anche celebri. La manifestazione di denuncia ecologica si chiamava Pollution, parola al tempo sconosciuta così come il tema inquinamento (o quasi). Ci cantò anche il giovane Franco Battiato, che intitolò due mesi dopo il suo album sperimentale (per me inascoltabile, ma un gioiellino per quelli che se ne intendono) proprio Pollution.
L’effetto in piazza Santo Stefano a parer mio è gradevole. I passanti si scatenano in fotografie con gli alberi e le Sette Chiese (che sono come i sette nani: nessuno sa mai davvero quali siano tutte e sette, ma questa è un’altra storia). Il boschetto ospiterà tre performance artistiche domenica, martedì e mercoledì, tra teatro, danza e musica.
Nemmeno il fatto che sia un’installazione molto temporanea, che siano alberi e non piloni di cemento e che non sia stato speso un euro pubblico (anzi il Comune al limite ci guadagna per occupazione di suolo pubblico), ci ha risparmiato la solita polemicuzza locale sui media e sui social.
Perché a Bologna, notoriamente, non va mai bene un cxxxo. Dai tempi dei villanoviani, immagino, i primi due abitanti litigarono su dove appoggiare un giarone.
Anche nelle altre città, credo sia così: è molto provinciale polemizzare su tutto, salvo poi far fronte unito quando si varcano i confini cittadini e si deve difendere il campanile. Allora guai a chi ci tocca Bologna, o Firenze o Campobasso o Pietrasecca.
Nelle grandi città forse hanno altro cui pensare o sono abituati al peggio e quindi sopravvivono con l’indifferenza. A Roma, la capitale dello ‘esticaxxi’, manco l’avrebbero notato oppure avrebbero parcheggiato qualche auto anche lì.
Preferisco la democratica partecipata dialettica interna, anche se a volte è sfinente. Tuttavia forse anche sotto le Due Torri dovremmo, ogni tanto, per le questioni meno importanti, imparare a dire ‘esticaxxi’ stringendoci nelle spalle. Potremmo guadagnarne in salute, no?
(Occhio che in ‘sto periodo nei boschi cascano giù i marroni).

© Riproduzione Riservata

Foto: repubblica.it