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La moschea al naso

La moschea al naso

Approfittando di qualche ora di serenità, regalataci dalla vittoria sulla Roma, in un impeto di masochismo – non assorbito una volta tanto dai pensieri sul Bologna – oggi infilo il ditino in un vespaio. Così, per non perdere l’abitudine alla gastrite. Prendo spunto dall’attualità, come vuole questa rubrica, per sottolineare un aspetto della vicenda che riguarda il centro islamico di Bologna o, come viene semplificato con un’inesattezza, la ‘nuova’ moschea.
Il tema è delicato perché riguarda sensibilità molto individuali, come sempre se si parla di religione e di libertà di culto garantita dalla Costituzione (che non menziona reciprocità), e non è mia intenzione aprire un odioso dibattito a colpi di luoghi comuni: quindi vi risparmio l’opinione personale sull’integrazione e sui rapporti tra lo Stato e le confessioni di qualsiasi credo.
Stiamo al fatto, cioè questo: il Comune di Bologna ha concesso in uso per 99 anni (diritto di superficie, stile Dall’Ara…) all’Ente di gestione dei beni islamici in Italia l’area di via Pallavicini – dove sorge la moschea, cioè ora un capannone malridotto – in cambio di un’area di 6.500 metri quadri in viale Felsina e di 350 mila euro. Quindi credo che sia scorretto parlare di regalo: trattasi di permuta, che si può valutare equa o meno economicamente, opportuna o meno politicamente o socialmente, ma certo non è un regalo. Ed è altrettanto scorretto sostenere che il Comune di Bologna fa costruire una moschea: semmai gliela farà rimettere a posto con soldi loro, ma la moschea c’è già.
Quel che secondo me sfugge, nelle banalizzazione degli slogan, è che in quel terreno finora gli islamici ci stavano GRATIS da un bel pezzo in virtù di una delibera della prima giunta – ironia della sorte – di centrodestra nella storia della città, cioè quella guidata da Giorgio Guazzaloca. Quindi il ‘regalo’ – per chi lo ritiene tale – semmai era stato fatto prima e i soldi pubblici semmai non sono stati spesi adesso, ma adesso sono entrati nelle casse pubbliche. Non mi pare una differenza trascurabile.

© Riproduzione Riservata

Foto: repubblica.it