Sempre e Comunque
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Non è un paese per becchi

Non è un paese per becchi

E alla fine anche Pippo Inzaghi è caduto nel trappolone dell’infida Bologna, affogato nel ragù come nelle sabbie mobili. L’uomo del fire è andato in autocombustione sui social, col suo messaggio da quattordicenne o da calciatore o da trapper e l’anatema «via dalle palle i gufi». Un peccato venialissimo, per carità, nessuno si offenda.
Anche Pippo evidentemente si è fatto ingannare dagli stereotipi da cartolina che vogliono la nostra città tutta torri, tette e tortellini, un piccolo paradiso dove la gente passa da un’osteria all’altra cantando le canzoni di Lucio Dalla. Bonari, accoglienti, indifferenti alle intemperie della vita, sazi e mai disperati, goderecci e imperturbabili, perennemente beati sotto fellatio. È l’immagine che – forse per fortuna – si ha da fuori di Bologna, con la nostra complicità. Ed è lo stesso equivoco nel quale sono caduti anche i canadesi e i romani, pensando che qui ali di folla sotto i portici avrebbero applaudito il loro passaggio in eterno, sempre grati.
Invece Bologna è bonaria, accogliente, godereccia ma anche molto polemica, brontolona, un po’ presuntuosa, appuntita, mai contenta, sarcastica, ansiogena. Non mena, ma mette pressione. Figuriamoci quando ne ha tutte le ragioni, visto l’andamento sempre più avvilente di questi quattro anni calcistici. Perché poi qui dovremmo essere tutti come balanzoni imbesuiti, felici di perdere caterve di partite a differenza di altre città dove, con due vittorie su quindici, qualsiasi allenatore avrebbe già fatto le valigie oppure dovrebbe vivere barricato in casa? A Firenze al diciottesimo posto, dopo aver preso due ceffoni anche a Empoli, gli avrebbero dato la cittadinanza onoraria?
Si potrebbe anche discutere del contenuto, se gli si volesse dar peso: è un gufo anche Saputo che ha messo nero su bianco la sua insoddisfazione per i risultati ottenuti da «dirigenza-tecnico-squadra»? E poi via dalle palle chi, di preciso? Noi viviamo qui, con tutti i nostri difetti, quindi siamo noi che dovremmo emigrare? Suggerimenti?
E infine la solita noiosa stucchevole banale lezione (dal pulpito del diciottesimo posto, oltretutto) sull’attaccamento alla maglia, l’ennesimo professionista che ci insegna come vivere e come amare la nostra maglia per poi andarne a baciare un’altra nel giro di un mese, un anno o quel che è. Quanti ne abbiamo visti passare… E vabbè.
No, io per tutto questo non mi offendo e spero che Inzaghi inizi a vincerle tutte, poi per me può anche stare al posto del Nettuno dal lunedì al sabato pisciando giù su tutti, nessun problema. Ne capisco umanamente il nervosismo, anche, perché si sta giocando tanto in questa carriera ed è da quattro mesi sotto vuoto spinto pagando colpe prevalentemente altrui. Mi preoccupa solo un po’ l’ipotesi che queste uscite scomposte siano sintomo di scarsa lucidità, avendo lui il volante della NOSTRA squadra. Speriamo che da martedì prossimo il fire lo vedremo anche in campo e non solo su Instagram, il resto è folclore.

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