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Forever Ultras 1974:

Reddito di cittadinanza: andare allo stadio è una spesa immorale?

Ma, per esempio, un biglietto per vedere il Bologna si potrà comprare col reddito di cittadinanza? A quanto pare no. E chi lo stabilisce cos’è una questione di vita o di morte per ciascuno di noi? Di Maio? Tria? Speriamo non Toninelli, almeno. Cioè: se io preferisco digiunare per poter andare in curva e avere una vita migliore perché il Grande Fratello deve decidere per me? Cosa ne sa? Come si permette? Andare allo stadio sarebbe dunque considerata una spesa ‘immorale’. Negli ultimi anni, in effetti, spendere soldi per le prestazioni dei rossoblù al Dall’Ara era piuttosto immorale, quanto le prestazioni stesse. Figuriamoci poi quanto era immorale essere addirittura pagati, nel caso di alcuni calciatori, per fornire quelle performance.
Si fa un gran parlare del reddito di cittadinanza. Son tutti esperti di economia e coperture finanziarie, adesso. Un po’ come negli ultimi anni dell’era pre-Saputo quando i tifosi del Bologna dovevano familiarizzare per forza con concetti quale manleva e closing o dibattevano animosamente di bilanci anziché di 4-3-3. Che tristezza, a ripensarci.
A me come principio ‘sto reddito di cittadinanza non sembra tanto assurdo, sono affezionato all’idea di stato sociale (non quello che canta), sebbene messo giù così sappia un po’ di corazzata Potemkin: «Facciamolo perché almeno una delle cento cose impossibili che abbiamo promesso dobbiamo pur farla, poi a come venirne a capo ci pensiamo dopo». Ho come la sensazione che in qualche altro modo il conto arriverà. Mi chiedo dov’è l’area compensativa in questa storia. Ma non è importante questo, non è importante cosa ne pensi io che oltretutto non lo so manco io, cosa penso: se ci riescono, tanto meglio per tutti.
Quel che mi fa sorridere (quasi quanto sentire della gente da un balcone che urla di aver «abolito la povertà»: già che c’erano, perché non anche la pioggia e il lunedì?) è il concetto di spesa immorale. Sono allergico a un’entità superiore che stabilisca come devo essere felice. Però in fondo non è assurdo, anche se si presta a un sacco di battute: è la fattibilità e la sostenibilità dell’operazione a preoccuparmi, non questo aspetto. Perché, in realtà, sicuramente è giusto che i soldi dello Stato (cioè i nostri) non possano essere sperperati in slot machine o sigarette. Mi ricordo quando molti anni fa a Cuba, commosso dalla straziante storia famigliare di un poverissimo quanto furbissimo e simpaticissimo bambino che ci faceva da guida, alla fine della vacanza gli regalammo cento dollari sentendoci benefattori in odor di santità, praticamente missionari, all’idea che con quei soldi il piccolo avrebbe potuto far mangiare tutta la sua famiglia per un paio di mesi. Il giorno dopo ci ringraziò perché con quei soldi sua sorella si era comprata l’aspirapolvere. Insomma, un po’ Di Maio lo capisco: dei paletti vanno messi.
Si potrebbe dibattere filosoficamente sul concetto di indispensabilità. Esiste – è accertato scientificamente da molti anni – la cosiddetta ‘economia della felicità’: è provato che un popolo che si diverte, che sta bene, che è di buonumore, produce di più, aumenta il PIL, traduce la sua gioia di vivere in denaro.
E quindi: è così immorale andare a vedere il Bologna?
(Non so voi, secondo me un po’ dipende anche dalla formazione).

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