Sempre e Comunque
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Sarà tre volte Natale

Sarà tre volte Natale

Belle le luminarie dedicate a Lucio Dalla in via d’Azeglio. Buona idea, suggestiva, sempre emozionante camminare nel salottino della città sotto le sue parole, dentro le sue parole ascoltandole dagli altoparlanti.
Peccato per i refusi, in parte corretti: la forma è anche sostanza, l’italiano – almeno lui – va rispettato, è una responsabilità che bisogna assumersi e ve lo dice chi di mestiere sa che la svista è sempre dietro l’angolo (ma una luminaria non mi è mai capitato di scriverla).
Dopo le luminarie di Dalla, prossimamente vedremo il presepe di Dalla con la sua statuina al posto di Gesù Bambino e Anna e Marco in luogo di Maria e Giuseppe? E poi l’albero di Natale a forma di Dalla, il panettone a forma di Dalla, il Babbo Nadalla e così via?
Bologna fa bene a tenere viva la memoria del suo concittadino amatissimo non solo dai bolognesi: sulle tracce di Lucio ‒ tra feticismo, voyeurismo e passione ‒ arrivano in tanti da tutta Italia a dimostrare quanto fosse amato e ammirato, si commuovono davvero. È un’attrazione, è un patrimonio pop da tutelare e onorare.
Poi mi chiedo sempre: sarebbe contento di vedere tutto ciò? E mi rispondo che, tutto sommato, sì. Come tutti gli artisti (che salvo rare eccezioni sono anche vanitosi ed egocentrici) amava essere amato, anche adulato, godeva della propria popolarità, ci sguazzava dentro lui più di ogni altro personaggio bolognese, viveva immerso e circondato dalla plaudente devozione dei bolognesi da salotto e da periferia, se ne beava, se la beveva, non se ne sottraeva affatto. Ed era anche imprenditore di spettacolo, quindi sì, forse avrebbe capito e perdonato. Starà capendo e perdonando, perfino approvando, usando il tempo indicativo per chi crede che gli abitanti del Dopo riescano ancora a vedere l’Oggi da qualche angolo di cielo. Forse, avrebbe chiesto le royalties.

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Foto: bologna.repubblica.it