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Un anno un po' Fico

Un anno un po’ Fico

Fico ha compiuto un anno. E in questo anno dall’inaugurazione non ho cambiato parere: non mi fa impazzire, non è un luogo entrato nella mia mappa personale, ma continuo a non capire perché molti bolognesi debbano goderne delle difficoltà o auspicarne il flop.
Soldi pubblici non ne sono stati praticamente messi: era un’area comunale che generava solo perdite (tra l’altro un’area di nulla periferico senza particolare attrattività), e se invece produrrà ricavi tanto meglio per tutti i cittadini, no? Certo, in un mondo ideale era meglio se sorgeva una città dei ragazzi come quella di don Milani. Ma non siamo in un mondo ideale, se non ve ne siete accorti.
(In fondo a questo articolo potete poi leggere la ripartizione delle quote che smentisce tante favole e leggende metropolitane).
Sono d’accordo con chi lo ha definito il più bell’autogrill del mondo o l’aeroporto del cibo. Ha un suo fascino global e poco glocal. È un bellissimo centro commerciale alimentare. Se poi a me i centri commerciali non piacciono, è un altro discorso. Non ho neanche particolare simpatia per la furba filosofia di Farinetti, cui riconosco invece un grande genio imprenditoriale, e non mi incantano il chilometro zero, il bio, l’involucro ‘culturale’, il finto artigianale, le favolette didattiche e tutta quella retorica narrativa che accompagna una scatola di pomodori.
Personalmente lo trovo un po’ troppo caro e fuori mano per farci la spesa e non molto eccitante per passarci una serata a cena (avendo a disposizione il centro di Bologna come migliore location naturale possibile): eppure detto tutto ciò, perché però ‘gufare’?
Nei primi 12 mesi dall’apertura, Fico ha attratto 2,8 milioni di presenze, il 70% delle quali da fuori Bologna ed il 30% dalla città. Mi pare normale che, per tanti bolognesi, rimanga molto meglio andare nelle solite trattorie. Ogni tanto ci si può fare un giretto coi bambini, ai quali piace, e basta. Infatti non è poi ai bolognesi che deve piacere e bene hanno fatto a risollevarlo da una fase di stallo con una campagna pubblicitaria main stream nazionale, perché sennò in Italia nessuno sa cos’è.
Secondo le ultime tre rilevazioni condotte da Nomisma sull’indotto generato da Fico, l’ultima delle quali dei primi di novembre, tra i turisti che hanno visitato il Parco una fetta importante pernotta a Bologna: circa 600 mila persone. Circa 170 mila persone, pari all’8% del totale dei turisti della città metropolitana, hanno deciso di fermarsi in città apposta per Fico. Complessivamente, secondo Nomisma, il Parco genera un indotto diretto per la città di Bologna di 23,1 milioni. Vi fanno schifo?
Dall’apertura ad oggi ha dato lavoro a 150 aziende e 900 occupati, che arrivano a 3.000 con l’indotto: in gran parte giovani, e con una alta percentuale di occupazione femminile. Vi fanno schifo? A me no. E se vi fanno schifo, spiegatemi gentilmente perché.
Insomma, io auguro a Fico di centrare i suoi obiettivi e volare, anche senza il mio contributo. E non vedo perché avere un atteggiamento diverso.
Di chi è Fico? Ecco la risposta promessa. In primo luogo del Caab stesso, controllato all’80% dal Comune, che ha conferito nel Fondo PAI (Parchi Agroalimentari Italiani) gestito da Prelios Sgr e creato apposta per realizzarlo, gli immobili del mercato, per un valore di 63,5 milioni di euro e il 33% delle quote. Subito dopo vengono gli enti di previdenza professionali (col 30%) e le cooperative. Tra questi l’Enpam (medici e odontoiatri), che ha messo 12 milioni per Fico più altri 2 milioni per il mercato dove si sono trasferiti gli operatori del vecchio Caab. Poi viene la Cassa forense degli avvocati con 10 milioni, Coop Alleanza 3.0 con 9 milioni, Coop Reno con un milione e la finanziaria Fibo di Legacoop con 4 milioni. Banca Imi ed Enpab (biologi) hanno versato 5 milioni ciascuno e l’ente di chimici, agronomi e geologi 3,5 milioni, cui seguono veterinari (3 milioni), l’Inarcassa di architetti e ingegneri (3 milioni) e i periti industriali (2,2 milioni). Poi investitori locali come la Camera di commercio di Bologna e Confindustria (2 milioni a testa), Confartigianato, Fondazione Carisbo, Carimonte, Unendo Energia, l’attuale presidente della Mercanzia Giorgio Tabellini, l’ex patron de La Perla Alberto Masotti e la stessa Prelios Sgr, oltre a Eataly di Farinetti (tutti con un milione a testa). Poi ci sono gli imprenditori della società Linfa con 2,5 milioni in tutto, tra cui rientrano Emil Banca, Confcooperative, Cna, Coprob, la Poligrafici del Carlino e Saca.

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