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Viva i supermercati sempre aperti (e le paghe eque)

Viva i supermercati sempre aperti (e le paghe eque)

Sulla questione dei supermercati aperti anche nei giorni festivi ho un’opinione chiara: fosse per me, tutti aperti 24 ore al giorno anche a Natale e Ferragosto. Tutti proprio tutti, non solo i supermercati. Ma a patto che i lavoratori vengano adeguatamente compensati: paghe eque, riposi compensativi in altri giorni, turni decenti, tetto alle domeniche e ai festivi obbligatori, no mobbing eccetera. Difficile, certamente, e anche molto, ottenere garanzie per tutti. Ma non più irrealizzabile di tante altre panzane che spesso ascoltiamo dai politici, no?
Chiudere gli esercizi commerciali per proteggere le categorie sfruttate, anziché battersi per imporre condizioni eque, è come smettere di giocare a calcio perché tanto si perde.
Ci sono tantissime categorie di lavoratori in servizio sempre 24 ore al giorno 365 giorni all’anno: perché i commessi no? Vogliamo difendere solo le famiglie dei commessi? E delle famiglie dei casellanti o degli orchestrali ce ne sbattiamo? Evito di citare medici, poliziotti, pompieri eccetera perché sono giustamente considerati lavori indispensabili. Il casellante però lo è di meno (e forse preferisce lavorare anche la domenica piuttosto che essere definitivamente sostituito da una macchina automatica). Di lavoratori del ‘superfluo’ (considerando tale tutto ciò che non attiene alla questione di vita o di morte) ce ne sono moltissimi che prestano la loro opera ogni giorno.
«La spesa puoi fartela in un altro giorno» dicono soprattutto quelli che sono abituati ad avere il weekend libero (anche per andare a fare la spesa). E comunque se uno si diverte di più a far la spesa o lo shopping che ad andare al cinema o – guarda un po’ – a vedere il Bologna, saranno poi affari suoi, no? Chi lo decide cosa è divertente e cosa è necessario?
Sarà perché il sottoscritto è un grande utente dei supermercati notturni, compra il più possibile online perché odia fare shopping, ha orari di lavoro assurdi o perché ha sempre lavorato la maggior parte delle domeniche della sua vita (ben pagato, certo, infatti il punto è proprio quello, ma comunque costretto a farlo), questa querelle non la capisce proprio. A me già pare folle che la maggior parte dei ristoranti chiuda la cucina alle dieci di sera o che la maggior parte dei negozi faccia la pausa pranzo, in tempi in cui tutti o quasi si lamentano di incassare poco o di non trovare lavoro.
A scanso di equivoci (i post su Facebook lo testimoniano) sostenevo le stesse cose anche quando non c’era questo governo, favorevole a quanto pare alla chiusura festiva dei centri commerciali.

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