Sincronizzare due battiti

Sincronizzare due battiti

Succede di sincronizzare due battiti, questione di attimi e di eternità (Marco Mengoni, ‘Muhammad Ali’, 2018) – Sinisa Mihajlovic non è certo uno di quegli allenatori abituati a ripetere sempre le stesse due o tre frasi in conferenza stampa. Da quando è arrivato a Bologna, però, è voluto tornare più e più volte su un concetto che evidentemente gli sta a cuore: affinché il lavoro fatto sulla squadra risulti efficace, deve partire dalla testa. Poi, sempre per citare i precetti del mister, si può cercare di alzare l’intensità degli allenamenti, si può comandare ai giocatori di andare a prendere l’avversaria più alta in fase di non possesso e le si può dare una quadratura tattica più definita, ma tutto parte dall’aspetto mentale. Se la testa funziona bene, le gambe la seguono. In caso contrario, si rischia di rimanere impantanati.
Volendosi divertire un po’ con una sottigliezza linguistica, si può dire che la stagione del Bologna si sia capovolta quando la sua testa, la sua guida, il suo patron, ha deciso che fosse arrivato il momento di cambiare rotta. E oggi che il risultato di quelle scelte è l’aver ottenuto con novanta minuti d’anticipo una salvezza che lo scorso inverno sarebbe sembrata fantascienza, la platea felsinea si sta spaccando tra chi chiede a Saputo di allargare i cordoni della borsa e investire massicciamente nel mercato estivo, al fine di non correre più i pericoli vissuti quest’anno, e chi chiede rispetto per il presidente e il suo operato, invitando la piazza a non tirarlo per la giacchetta. Ma le due fazioni sono veramente così incompatibili?
Per quanto amareggiato e disilluso possa essere dopo quattro anni di alti e bassi, riesce difficile immaginare un solo tifoso rossoblù che non si dichiari grato almeno un po’ al canadese. Perché mai questa gratitudine, generata dalla percezione di rivolgersi finalmente ad una guida che – per ragioni diverse – tiene alla salute del club tanto quanto ci tengono i tifosi, non può essere considerata come un ipotetico cordone umano che si stringe deferente attorno al proprio numero uno, con la volontà di non fargli più subire gli scossoni che l’anima bolognese ha vissuto negli ultimi anni? Perché non ci può essere una zona grigia tra il pretendere e il domandare?
Per anni si è discusso sulla differenza di ritmo che intercorre tra i tempi imprenditoriali e quelli ai quali battono i cuori dei tifosi, ma sarebbe tanto presuntuoso se arrivati a questo punto, solo e soltanto per quello che riguarda il bene della Prima Squadra, si sostenesse che sia giunta l’ora che i due ritmi finalmente si sovrappongano?

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