Basta parlare di Maresca! Parliamo della Lazio, è più costruttivo

Basta parlare di Maresca! Parliamo della Lazio, è più costruttivo

Non esiste, è sbagliato, di sicuro non è costruttivo che a tre giorni da Bologna-Genoa si parli ancora di Maresca. Invece cosa succede, ascolti la radio e il tema è ancora quello degli errori dell’arbitro. Non è così, il Bologna domenica contro il Genoa ha perso soprattutto per colpa di Gastaldello, è inutile andare a cercare altrove i responsabili di un pomeriggio che è finito male. Poi è vero che Maresca poteva buttare fuori Miguel Veloso per quel brutto fallo su Verdi, ed è vero che non è con l’uso dei cartellini che ci si fa intendere dai giocatori, ma al di là di una gestione che può essere stata in parte errata, la partita del Bologna l’ha compromessa il suo capitano, perché dal momento dell’espulsione in poi il vento è cambiato.
Inutile girarci intorno, è stato un gesto infelice, così come quello di andare davanti all’arbitro con le mani dietro e la testa bassa. E non solo perché il regolamento dice che non si può chiedere un’ammonizione neanche in maniera garbata, ma perché cinque minuti prima il direttore di gara aveva invitato Gastaldello a non chiamare falli e cartellini gialli, perché avrebbe arbitrato lui. Ora che la gente conosce questo particolare, cosa che un tifoso non può sapere ma che un giornalista in qualche modo viene a sapere, c’è da sperare che l’argomento Maresca si chiuda una volta per tutte e si cominci a pensare al domani, perché continuando a far salire al potere certi discorsi non si fa un favore al Bologna, che in questo mese affronterà cinque tappe molto importanti, a cominciare da quella contro la Lazio alla ripresa del campionato.
Io non ho mai pensato che con la maglia rossoblù giochino CR7, Xavi e neanche Messi, come qualcuno cominciava a pensare, anche se in rosa ci sono giovani bravi a cui va però dato il tempo di crescere e di conseguenza anche di sbagliare. Perché il giovane va avanti a saliscendi, ne fa due buone e poi si assenta, e sarà così fino a quando Donadoni non avrà trovato la quadratura del cerchio, come successo anche l’anno passato. Immaginavo che la partita col Genoa fosse molto complicata, perché i ragazzi di Juric covavano dentro una rabbia infinita per quanto successo la settimana prima contro il Pescara, mentre il Bologna sembrava vivere in una favola dopo il pareggio di San Siro contro l’Inter.
A mio avviso me è stata una settimana sopra le righe, con poco equilibrio, e mi fa piacere che Franco Colomba l’abbia sottolineato nel corso di una trasmissione televisiva del lunedì. Poi è sorprendente che in trappola sia caduto uno esperto e non un giovane, ma anche altri, seppure in altro modo, hanno pagato dazio. Ad esempio Krejci non l’ha mai vista, e Verdi ha fatto più fatica di altre volte, perché la squadra sotto sotto avvertiva la responsabilità di dover vincere a tutti i costi, perché saresti salito a 13 punti, e albergare nelle prime posizioni della classifica sarebbe stato meraviglioso non solo per la città ma anche per i giocatori.
Ancora una volta Donadoni è stato onesto nella sua analisi, perché, come ha sempre letto dentro le vittorie, è andato a leggere anche dentro questa sconfitta, che per certi versi può diventare costruttiva se il Bologna ripartirà dalle cose buone che ha fatto e dagli errori che ha commesso. Perché i rossoblù questa partita l’hanno sì persa soprattutto per quello che ha combinato Gastaldello, ma non va dimenticato che fino a quel punto Perin di parate non ne aveva fatte. E anche questo è un’indicazione che deve far riflettere: che il Bologna abbia un futuro è sicuro, ma il presente deve costruirselo domenica dopo domenica, e sbaglia chi pensa che questa squadra possa già essere continua.

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