Per sghetto

Bigon accontenti Donadoni, perché se le cose andassero male la colpa verrebbe data a loro

Sarebbe troppo facile ora sottolineare “noi l’avevamo detto”, ma di sicuro dovete consentirmi di ribadire che avevo invitato tutti a leggere dentro le partite contro il Trapani e il Crotone per evitare i facili trionfalismi, perché era chiaro che dopo cinque giorni in Italia Krejci non poteva essere il nuovo Giaccherini, così come Nagy non poteva essere il nuovo Diawara. Certo, Krejci e Nagy sono i meno responsabili della disfatta di Torino, ma questo per dire che è sempre consigliabile non lasciarsi prendere dagli entusiasmi dinnanzi al calcio d’agosto. Ci può stare che sbagli il tifoso, ci può stare che sbagli il giornalista giovane, non dovrebbe starci quando sbagliano i capi, perché anche per i capi questo era un Bologna già fatto, già pronto, competitivo.
Su quello che è stato il mercato dei rossoblù non è ancora il momento per fare il consuntivo, ma è già il momento per evidenziare come qualcosa sia stato sbagliato. Tutti dentro alla società sapevano che l’attacco del Bologna era stato il meno prolifico in assoluto dello scorso campionato, e sapevano anche che Destro sarebbe tornato al top della condizione da metà settembre in poi, eppure a due giorni dalla fine del mercato l’attaccante non è ancora arrivato. Arriverà stasera (insieme al terzino greco Torosidis), ed è un ragazzo del 1997, bravo quanto si vuole ma pur sempre del 1997 con alle spalle solo una manciata di presenze in Serie A, quando invece Donadoni avrebbe voluto un giocatore esperto, da far giocare accanto a Destro o al posto di Destro.
Come era giusto non entusiasmarsi troppo per due vittorie contro nessuno, allo stesso modo adesso non va buttata la croce addosso al Bologna di Torino, perché almeno per mezzora abbondante qualcosa di buono ha fatto, e solo per un paio di sciagurate disattenzioni di Oikonomou sono arrivati i primi due gol di Belotti. Ho sempre pensato che Oikonomou sia un buon giocatore, e lo stesso discorso vale per Masina, ma in Serie A la presunzione è un peccato mortale, e tutti e due evidentemente devono sentirsi fenomeni quando vanno in campo, perché non è possibile che con le loro qualità possano fare quello che hanno fatto all’Olimpico.
Questa è una squadra che dovrà lottare fino alla fine per salvarsi, che avrà il compito di trovarne tre peggiori di lei, ecco perché sarebbe importante che in queste ultime ore di mercato Bigon regalasse a Donadoni quello che Donadoni vuole: un giocatore d’attacco che sia già pronto oltre a Sadiq e un difensore centrale già affidabile e non da costruire. Se sarà accontentato lo capiremo entro un paio di giorni, l’importante è che chi comanda non venga a raccontarci frottole, perché delle loro verità non abbiamo bisogno, le facciano passare pure a chi si abbevera quotidianamente alla loro fonte come fosse il Vangelo.
Faccio un applauso a Bigon, che a differenza di chi si presenta davanti a telecamere e taccuini solo quando vince, a Torino ci ha messo la faccia dopo un 5-1 umiliante. E ho un invito per Donadoni: si faccia sentire in queste ore, anche se è un uomo società e probabilmente non sa sbattere i pugni sul tavolo. Lo faccia adesso, perché nel caso in cui le cose non andassero bene, gli scenari diventerebbero chiari: la colpa sarebbe di Bigon che ha costruito male la squadra e di Donadoni che non l’ha saputa mettere insieme, a Saputo racconterebbero proprio questo. Mai che si prenda responsabilità e colpe chi di certo non ne ha meno degli altri.

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