Bigon e Mazzarri amici per la pelle

Bigon e Mazzarri amici per la pelle

Un’amicizia infinita cominciata a Reggio Calabria, diventata ancora più salda a Napoli e che mai ha perso un colpo con il tempo, nonostante il calcio gli abbia fatto percorrere da allora strade differenti. Riccardo Bigon e Walter Mazzarri si sentono come fratelli da tredici anni, da quando nel 2004 si sono ritrovati a convivere nella Reggina. Dove l’attuale responsabile dell’area tecnica del Bologna ha fatto prima il team manager e poi il direttore sportivo. E dove uno accanto all’altro, nel 2006-2007, hanno costruito l’impresa di salvare la squadra nonostante avesse cominciato il campionato con quindici punti di penalizzazione (poi ridotti a unidici) per Calciopoli. Se fosse partita da zero, la Reggina sarebbe sbarcata addirittura in Intertoto.
Quell’annata magica Bigon e Mazzarri la chiusero battendo 2-0 il Milan, che qualche giorno prima era diventato campione d’Europa, poi Mazzarri lasciò la Calabria per andare alla Sampdoria, mentre Bigon restò a Reggio ancora per due anni. Fino a quando… i due tornarono a lavorare assieme al Napoli nel giugno del 2009. Fu proprio Mazzarri a convincere De Laurentiis a fare un contratto da d.s. a Bigon. E non solo per amicizia e stima ma perché nella Reggina, Bigon aveva evidenziato le sue qualità sia nella scelta dei giocatori che nella gestione della squadra. Anche da Napoli se ne andò via prima Mazzarri, precisamente nel 2013, mentre Bigon rimase con De Laurentiis altri due anni, fino al giugno del 2015.
I due, che hanno in comune un grande amico, Renzo Ulivieri, hanno continuato a frequentarsi appena i loro impegni glielo hanno consentito, soprattutto hanno mantenuto un rapporto telefonico. Non è un caso che il primo a chiamare Bigon dopo la sua assunzione al Bologna fu Mazzarri. A Torino si riabbracceranno, ma abbiamo una nostra idea, quella che il responsabile dell’area tecnica del Bologna avrebbe fatto volentieri a meno di ritrovarselo lungo la strada, sapendo quanto è bravo. Bigon, che lo conosce bene e sa come lavora, avrà scongiurato questa mattina il pericolo di aver avuto un ospite scomodo a Casteldebole durante l’allenamento di rifinitura a porte chiuse. Ci riferiamo a Claudio Nitti, ex attaccante del Modena, e da tanto tempo osservatore di Mazzarri. Che qualche anno fa lo spedì al centro tecnico per spiare i rossoblù, essendo uno che da sempre cura anche dettagli e sfumature.
Ebbene, Nitti si presentò a Casteldebole con la propria macchina, poi dal bagagliaio tirò fuori la mountain bike e vestito con la sciarpa e il cappellino rossoblù per sembrare un tifoso del Bologna salì sulla collinetta del campo da gioco. I dirigenti, che già erano stati informati sulle sue abitudini e sui suoi spostamenti, lo invitarono cortesemente ad allontanarsi. A quel punto Nitti non si arrese e raggiunse uno spiazzo nelle vicinanze della casa di cura Villa Ranuzzi con il binocolo tra le mani, ma non riuscendo a vedere quello che gli interessava e che gli aveva chiesto Mazzarri fu costretto ad andarsene senza l’osso in bocca.

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