Amadou Diawara in azione durante Bologna-Juventus

Bologna e Piraino si prendano le loro colpe, ma ora serve buonsenso e non una prova di forza

La quiete dopo la tempesta. Ma forse prima di altre bufere. Non fatevi trarre in inganno dall’apparente calma, il fuoco cova sotto la cenere, ormai tra il Bologna e l’entourage di Amadou Diawara è muro contro muro. La rottura sembra insanabile, al momento è difficile pensare ad una via d’uscita costruttiva che vada bene a tutti, anche se su certi argomenti gli scenari possono cambiare da un secondo all’altro. Parli con il Bologna e tutte le colpe sono di Daniele Piraino, l’agente di Diawara: perché non è vero che il Bologna ha fatto passare troppo tempo prima di pensare all’ adeguamento del contratto del giocatore, perché non è vero che non gli è stato proposto alcun adeguamento, perché alla fine Diawara ha messo insieme quasi 250 mila euro e perché il suo adeguamento era superiore ai 350 mila, senza alcun allungamento di contratto. Poi parli con Piraino e le colpe sono tutte del Bologna: perché ha gestito male la questione dell’adeguamento, considerato che ha affrontato questo tema solo a una giornata dalla fine del campionato nonostante le sue insistenze dei mesi passati, perché ha rifiutato una proposta superiore a 10 milioni di euro e perché per cedere Diawara chiede sui 20 milioni.
Noi, a differenza di certi avvocati difensori per partito preso, non ci schieriamo, e come sempre cerchiamo di andare dentro a questa brutta storia per capire quelle che sono le responsabilità degli uni e degli altri. Perché in questa brutta storia che era cominciata come una favola hanno responsabilità un po’ tutti. È vero che il Bologna ha gestito male il contratto di Diawara, e senza voler andare a ricercare i motivi del suo attendismo va detto che avrebbe dovuto affrontare prima e non a fine campionato l’adeguamento dell’ingaggio del giovane centrocampista. Poi se tutti gli operatori di mercato sono a conoscenza del fatto che il Bologna vuole cedere Diawara e deve cederlo per fare le operazioni in entrata, qualcosa di sbagliato sarà figlio anche del governo rossoblù.
Certo, ha colpe anche Piraino, perché sta forzando troppo la mano, perché non può pretendere che ora il Bologna svenda il suo gioiello. Un conto è lasciarlo partire al prezzo dettato dal mercato, e un altro è doverlo mollare solo perché lo vogliono Amadou e il suo procuratore. A oggi la cifra di mercato giusta è sui 13 milioni più bonus, ma vai a sapere se dopo quello che è accaduto ci sarà una società che garantirà questi numeri al Bologna. Perché abbiamo parlato di probabili nuove burrasche? Perché il club rossoblù non vuole abbassare più di tanto le proprie pretese: sta parlando con la Roma, è in attesa che il Napoli si rifaccia sotto, ha anche nella testa l’idea di tornare a battere cassa con Saputo, perché nel caso in cui si decidesse di trattenere Diawara a Casteldebole è evidente che servirebbero poi altri fondi per fare il mercato in entrata.
In poche parole, Fenucci, Bigon e Di Vaio stanno sempre più entrando nell’ordine di idee di non cedere Diawara, avendo capito tra l’altro che questa soluzione farebbe felice Roberto Donadoni. Ma se andasse così, quale strada percorrerebbero Piraino, l’agente guineano del giocatore e Diawara, che attraverso il suo procuratore italiano ha fatto sapere di voler andare via? Non vogliamo andare a leggere nei loro pensieri e tanto meno istituire un processo alle loro intenzioni, ma viste quelle che sono state le dichiarazioni forti di Piraino non ci sorprenderemmo che lo scontro diventasse ancora più aspro.
Ecco il motivo per il quale speriamo che possa essere trovata con buonsenso ed equilibrio una soluzione che possa andare bene a tutti. Abbiamo detto che per il momento ci sono pochi spiragli, ma sedendosi attorno ad un tavolo un’intesa potrebbe anche essere raggiunta. Perché il Bologna ha bisogno in tutti i sensi di Diawara e non può colpire più di tanto un suo patrimonio, e perché Diawara non può dimenticare cosa è stato per lui il Bologna, oltre a capire che anche il Bologna ha le sue esigenze e le sue ragioni. Oggi, al di là anche delle sue colpe di ieri.

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